Presentazione dell’autore Antonio Marguccio sul libro “I Papi e Tivoli”

“I Papi e Tivoli” di Antonio Marguccio. Trascrizione dell’intervento dell’autore alla presentazione del libro (30 aprile 2026 presso la Sala Conferenze del Santuario Maria SS.ma di Quintiliolo).

Buona sera a tutti. Ho pensato a una presentazione multimediale, con una serie di slide che aiutano a focalizzare l’attenzione, per non correre il rischio di essere troppo noioso. Poiché l’arco temporale di cui si occupa il libro è amplissimo, c’è il rischio di perdersi in mezzo a tutti gli avvenimenti, in questo modo spero di essere il più possibile chiaro anche se un po’ schematico.

Innanzitutto, lo scopo del libro, che è quello di rendere facilmente accessibili le notizie sui rapporti tra i Papi e Tivoli attraverso la ricerca storica più aggiornata e con uno stile divulgativo. Le informazioni su questo argomento ci sono ma a volte risultano difficilmente reperibili, a causa dell’antichità dei testi o della loro complessità, soprattutto per quanto riguarda un genere di lettori non specializzati nei confronti degli studi storici. Quindi l’intento è stato quello di raccogliere e offrire tali informazioni così da essere facilmente disponibili in un unico libro. Ho consultato le storie di Tivoli dal Cinquecento al Novecento, scritte dai migliori storici tiburtini, dal Nicodemi al Pacifici, fino agli studiosi attuali, e arricchito il volume con mie ricerche personali, quindi ci sono anche dei contenuti inediti. Il linguaggio è volutamente narrativo e “giornalistico”, per rendere la lettura coinvolgente e dinamica.

Dunque, il libro parla dei rapporti tra i Papi e la città di Tivoli. Che tipo di rapporti? Non solamente la presenza dei Papi a Tivoli ma altre tipologie di rapporti. Questo è un elenco di massima, trasversale rispetto alle epoche storiche che vedremo tra poco:

  • Fondazione e predicazione. (È il caso di San Pietro. Colui che è stato scelto proprio da Gesù per essere il capo della sua Chiesa, ha attraversato il nostro territorio secondo le evidenze archeologiche, due importantissime, che possediamo);
  • Relazioni con la Diocesi per l’evangelizzazione. (Ci sono state molte relazioni dei Papi con la diocesi, che è antichissima, le prime notizie sono del V secolo ma potrebbe essere ancora più antica; e l’evangelizzazione del Lazio passava da Roma all’Abruzzo attraverso Tivoli, che è stata quindi cruciale);
  • Consolidamento del potere spirituale e temporale. (Tivoli non è stata solamente una città legata ai Papi perché vicina geograficamente, ma strategica dal punto di vista storico-politico. Praticamente tutto l’arco temporale del medioevo, che si conclude nel 1461, con la costruzione della Rocca Pia, riguarda i rapporti tra i pontefici e la città di Tivoli, che a volte ha assunto un andamento “indipendentista”, un po’ fiero, quindi i Papi hanno avuto dei rapporti dialettici, di incontri e scontri con la realtà tiburtina. Vedremo come va interpretato questo aspetto. Spesso si tende a dire che Tivoli sia stata nella storia molto antagonista, molto irrequieta nei confronti del papato. Io sono arrivato a una conclusione diversa che vi dirò tra breve);
  • Fuga da Roma / Trasferimento temporaneo della Santa Sede. (Tivoli ha accolto i Successori di Pietro per alcuni periodi, un po’ come è avvenuto per altre città come Anagni o Viterbo);
  • Nascita di pontefici a Tivoli o particolari legami personali. (I due Papi tiburtini, San Simplicio e Giovanni IX, sono figure particolarmente rilevanti nella storia della Chiesa. Tra l’altro anche due antipapi sono stati nativi di Tivoli, ma si tratta di figure poco significative che non ci interessano);
  • Visite pastorali;
  • Villeggiature, interessi archeologici e paesaggistici;
  • Realizzazione di opere pubbliche. (Avvenute in epoca antica ma soprattutto con il grandissimo intervento di Gregorio XVI, avvenuto nel 1835);
  • Mecenatismo artistico. (Chiese decorate dai Papi, come San Giovanni e il Duomo);
  • Devozioni cittadine. (Inchinata, Madonna di Quintiliolo) che hanno avuto dei contatti con i Papi.

Quali periodi storici? Il periodo è amplissimo, si va dal I secolo a oggi, con momenti di maggiore intensità che hanno avuto risonanza non solo a livello cittadino ma in tutta la Chiesa.

Età Antica (fine) e Tarda Antichità / Medioevo / Età Moderna – Umanesimo e Rinascimento / Età contemporanea / Attualità(gli ultimissimi fatti di “cronaca” che hanno coinvolto in maniera piuttosto episodica Paolo VI e Papa Francesco).

Va detto che dall’ultima visita di un Papa a Tivoli, quella di Pio IX, avvenuta il 3 ottobre 1861, i rapporti si sono un po’ affievoliti, non riguardano più dei grandi avvenimenti storici ma dei contatti di ordine spirituale e devozionale. Le relazioni chiaramente continuano anche se in maniera indiretta.

Ora ripercorriamo in maniera essenziale gli avvenimenti principali di ogni epoca. Chiaramente nel libro le vicende sono molte di più e trattate in maniera più estesa ma qui sarebbe troppo lungo raccontarle.

Per quanto riguarda l’epoca antica e tardo antica, abbiamo:

  • Predicazione di San Pietro (39-64 circa);
  • San Simplicio (468-483), Papa tiburtino durante il crollo dell’Impero Romano d’Occcidente;

Di San Pietro abbiamo una testimonianza archeologica in un sito dimenticato e ormai distrutto che si trova tra Tivoli e San Gregorio, lungo l’autostrada A24, studiato negli anni ’70 dal sacerdote don Antonio Persili e da lui identificato come luogo di memoria della predicazione dell’Apostolo. C’è poi la chiesa di San Pietro alla Carità che sarebbe edificata su una domus ecclesiae legata alla sua presenza.

Per quanto riguarda il medioevo:

  • Tivoli ghibellina o fedele al papato?;
  • Conflitti con Gregorio VII (1084) e Pasquale II;
  • Periodo guelfo con Innocenzo II (1143), Eugenio III (1153), Adriano IV. Realpolitik con il Barbarossa (1155);
  • Vitalità religiosa e civile. Inchinata.

Questo è un punto importante, che tutti gli storici di Tivoli hanno affrontato, a volte sottolineando con una certa enfasi l’adesione di Tivoli al partito ghibellino. È in effetti famoso l’episodio dello scontro tra Enrico IV e Gregorio VII, con la nostra città che apre le porte all’imperatore per detronizzare il legittimo pontefice e che accoglie anche dentro le sue mura l’antipapa. È un “sentimento”, quello ghibellino di Tivoli, che comincia nel 1001 e che dura fino al 1143, con la battaglia di Quintiliolo nella quale le truppe inviate da Innocenzo II costringono i tiburtini alla resa e alla sottomissione. Ma sembra piuttosto una parentesi nella storia tiburtina, l’acuirsi di una conflittualità dettata soprattutto da motivi politici e militari. In realtà Tivoli è sempre stata fedelissima ai legittimi pontefici e questo lo si vede anche poco dopo questi fatti, nell’accoglienza di Eugenio III, in fuga da una Roma ingovernabile che esigeva la distruzione della nostra città. Il Papa si opporrà in tutti i modi e per questo troverà asilo nella turrita Tibur e vi morirà nel 1153 circondato dall’affetto del popolo. Notiamo anche la furbizia politica dei tiburtini, nel famoso episodio del comune che viene offerto al Barbarossa dopo l’atto di sottomissione verso Papa Adriano IV. Probabilmente i tiburtini, in quel momento, capiscono con grande acume che la città può guadagnare maggiori vantaggi nelle lotte tra papato e impero non assumendo un atteggiamento spudoratamente filoimperiale, ma cercando comunque protezione dalle due “potenze” medievali. E quella realpolitik ante litteram segnerà un momento di grande vitalità religiosa e civile, di cui è testimonianza tra l’altro la festa dell’Inchinata, “imitatio” del culto papale dell’icona Acheropita di San Giovanni in Laterano.

Continuiamo con gli avvenimenti:

  • Santa Sede in «trasferta» a Tivoli con Onorio III (1225) e Onorio IV (1285-86);
  • Scisma d’Occidente, ubbidienza romana e pisana (dal 1378 al 1417);
  • Fedeltà alla Santa Sede durante l’assedio di Fortebraccio (estate 1417);

Nel periodo tormentato del grande scisma d’Occidente, Tivoli rimane sempre fedele alla successione dei pontefici romani e poi passa all’obbedienza pisana (che si credeva legittima). Che cosa succede nella nostra città in questo momento di marasma in cui non si capisce chi sia il papa? (Ce n’erano addirittura tre!). Tivoli è assediata da eserciti invasori di mercenari. Clamoroso l’assedio di Fortebraccio dell’estate 1417 durante il quale la città resiste con fierezza, dichiarandosi fedele al Vicario di Cristo e alla Santa Sede legittima. È bellissimo questo passo tratto dal Nicodemi e tradotto da Roberto Borgia:

«Si deve sperare da Dio – esorta un cittadino di nome Bartolomeo Falascone – dal Dio delle consolazioni, che non permetta che noi siamo vinti, dal momento che combattiamo così degnamente e in maniera così giusta per la libertà della patria, delle nostre chiese e per quella dei nostri figli e geni tori, per l’onore del suo santo Vicario, per difendere la giurisdizione della Santa Sede. Anzi per noi si degneranno combattere gli Apostoli, gloriosi principi della terra, Lorenzo nostro protettore, Getulio, Primitivo, Amanzio, Sinforosa e i suoi sette figli, nostri concittadini e nostri fortissimi difensori» (Marco Antonio Nicodemi, Tiburis Urbis Historia. Primae pentadis liber quintus, a cura di R. Borgia, Tivoli 2021, p. 211).

È una bellissima dimostrazione di fedeltà al papato e di identità cristiana. Ecco perché, come vi dicevo prima, il “ghibellinismo” tiburtino è episodico e ristretto più o meno a un secolo e mezzo; in realtà l’identità profonda della città è quella di essere leale e al servizio del papato anche a costo di subire assedi difficili ma dai quali esce vittoriosa, come dimostra benissimo questo episodio.

Andiamo avanti con gli avvenimenti, per sommi capi ovviamente, ma nel libro le vicende sono esposte puntualmente. Nell’epoca moderna:

  • Pio II costruisce la Rocca (1461) per consolidare lo Stato Pontificio;
  • Tivoli meta turistica dei pontefici del Rinascimento;
  • Interessi archeologici e collezioni d’arte; riapertura delle cave (1539) per la costruzione della Basilica di San Pietro;
  • Compagnia di Gesù (Paolo III, 3 settembre 1539, prima approvazione in forma orale);

Saltiamo all’epoca contemporanea, dalla Rivoluzione Francese a oggi, segnalando qui solo alcuni avvenimenti fondamentali:

  • Pio VII (vescovo di Tivoli dal 1782 al 84 e Papa dal 1800 al 1823);
  • Era «aniense». I Papi scommettono su Tivoli (Leone XII, Pio VIII);
  • Gregorio XVI e il traforo del Monte Catillo;
  • Inaugurazione della Cascata (7 ottobre 1835);
  • Pio IX (1846, 1847, 3 ottobre1861, ultima visita di un pontefice nella nostra Città).

Mi piace sottolineare la figura di Pio VII, che ha conosciuto molto bene Tivoli grazie al suo episcopato e che durante la furia napoleonica ha resistito in nome della libertà della Chiesa nonostante la deportazione in Francia. Una volta tornato a Roma, arricchisce il nostro Duomo, che si trovava in uno stato di degrado, con un apparato decorativo eseguito intorno al 1815, di cui egli è il committente o uno dei committenti, collaborando alle spese, come si legge ancora sul soffitto nell’iscrizione sottostante al suo stemma papale. Questo patrocinio si nota chiaramente osservando le pitture dell’abside, elemento architettonico fondamentale dal punto di vista liturgico, simbolo del Cielo posto in direzione dell’altare, che è il luogo del sacrificio eucaristico e quindi il centro assoluto della storia nel quale tutto ha senso e compimento, passato, presente e futuro. Nel catino è rappresentata la Santissima Trinità circondata in basso da una schiera di santi, la Chiesa trionfante. Un aspetto che mi piace aggiungere e che ho scoperto analizzando l’opera è proprio la presenza di un papa profondamente inchinato, in mezzo alle figure dei santi con i volti radiosi. Egli è l’unico con il volto “oscurato”, perché evidentemente non ha ancora la visione beatifica del paradiso. Si tratta proprio di Pio VII, riconoscibile nei lineamenti del viso. E questo è un unicum nella storia dell’arte, quello di un pontefice ancora in vita rappresentato nel catino di una chiesa fuori Roma. Il nostro duomo possiede questo elemento assai singolare e che attesta tra l’altro lo speciale rapporto tra Pio VII e Tivoli. Tra l’altro il motivo iconografico è tipico nell’arte sacra. Un esempio lo ritroviamo proprio nell’icona della Madonna di Quintiliolo che, ai suoi piedi, presenta due piccole figure inginocchiate identificabili con i committenti o comunque personaggi di primo piano che intendono esprimere intensa devozione e affidamento.

Con Gregorio XVI si apre l’era aniense, una grandissima opera pubblica, quella del traforo del Catillo (siamo nel 1835) realizzata per salvare Tivoli dalle inondazioni del fiume e al tempo stesso far decollare l’industria locale. Un effetto veramente realizzato che ha avuto risvolti lunghi nel tempo con lo sfruttamento dell’energia idroelettrica. Nel libro un intero capitolo è dedicato a questa impresa ottocentesca a dir poco visionaria, che ebbe risonanza in tutta Europa. Qui voglio segnalare la seguente citazione:

«Se il magnanimo Gregorio rimanesse pienamente soddisfatto non è d’uopo ridirlo. Una intera Città era quella, che a lui si protestava debitrice della sicurezza, della vita; quindi il paterno suo cuore parea non potesse contener la gioja, onde mostravasi ricolmo». (F. Massimo, Relazione storica del traforo nel Monte Catillo in Tivoli per l’inalveazione del fiume Aniene, Stamperia Camerale, Roma 1838, p. 527).

È il ritratto “emotivo” di Papa Cappellari nel momento dell’inaugurazione della cascata, il pomeriggio del 7 ottobre 1835. È bello sapere che un Papa sia stato così felice proprio nella nostra città, amato da tutta la popolazione, proprio in un tornante storico in cui, al contrario, serpeggiavano moti rivoluzionari e contestazioni politiche dell’autorità pontificia.

Per quanto riguarda gli ultimissimi fatti:

  • Paolo VI bacia l’immagine di Quintiliolo (23 giugno 1968) dopo il furto dell’icona e il rocambolesco ritrovamento di don Nello;
  • Papa Francesco celebra in piazza san Pietro con l’immagine della Madonna di Quintiliolo (5 maggio 2013). In quell’occasione il nostro vescovo Mauro è presente accanto al Papa durante l’eucarestia.

Per concludere, un accenno su due problemi che ho dovuto affrontare durante le ricerche e la scrittura del libro, problemi che fortunatamente ho risolto!

Il primo riguarda il metodo, cioè come interpretare la storia? Non si può accogliere la visione purtroppo dominante dal XIX secolo a oggi, fondata dai “cattivi maestri”, Marx, Nietzsche, ecc., che scade nello storicismo, per cui il mondo ultraterreno, la realtà divina sarebbe completamente fuori portata e lontana, estraniante rispetto all’esigenza umana di fare la storia e conoscerla soltanto a partire dalle vicende terrene. È un impoverimento assurdo, un’amputazione dello spirito umano. Del resto sarebbe fuorviante anche recuperare eccessivamente i diritti dell’aldilà tornando a forme mitologiche che annientano la libertà umana o la riducono a semplici gesta degne di nota ma in fin dei conti inutili (pensiamo all’Iliade). La prospettiva corretta che ho adottato è quella cristiana, nella quale Dio e l’uomo si incontrano nell’incarnazione, così la storia umana ha senso compiuto nella misura in cui è aperta alla trascendenza, alla spiritualità e alla fede. Così, non possiamo ridurre tutte le vicende della storia a semplici processi politici o economici, c’è sempre qualcosa di più, una tensione spirituale che anima la storia umana. E questo vale ad esempio per la festa dell’Inchinata, che non può essere ridotta a una semplice manifestazione “folkloristica”. Essa possiede un nucleo spirituale che denota l’essere umano nella sua apertura a Dio, al di là di tutti i possibili condizionamenti storici e materiali. Ma vale anche per tutti i fatti storici. Dal momento in cui è avvenuta l’incarnazione, ogni azione umana ha una eco nell’eternità di Dio, quindi non è chiusa in sé, è storica e metastorica al tempo stesso.

Un altro problema cruciale: come interpretare la storia di Tivoli? Certamente, una volta abbandonato il modello storicistico, non possiamo accettare un ghibellinismo “ideologico” di fondo nella storia tiburtina, ovvero un voler esasperare le tensioni e gli “attriti” con il papato quasi a farne un leitmotiv. Sono arrivato alla conclusione che, nonostante alcune vicende della storia difficili e impervie, l’identità civica di Tivoli sia profondamente cristiana e manifesti una fedeltà di fondo al papato. Gli stessi monumenti e luoghi iconici della nostra città (la Rocca Pia, la Cascata di Gregorio XVI) lo testimoniano.

Ringrazio il Vescovo mons. Mauro Parmeggiani per la bellissima lettera che ha inviato in questa occasione, accogliendo il suo invito ad accompagnare Leone XIV nella sua missione spirituale. ringrazio i relatori qui presenti e tutti voi. Grazie per la vostra attenzione!

Antonio Marguccio

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