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Saluto del nuovo Presidente

Cari Consoci e cari Amici,
in qualità di nuovo presidente della Società Tiburtina di Storia e d’Arte rivolgo il mio più cordiale saluto a tutti voi.
Ancora rattristati per la dolorosa perdita del prof. Vincenzo Pacifici, abbiamo deciso di dare un segno immediato di continuità e di ripresa: continuità di una tradizione fatta di serietà e di rigore scientifico nella ricerca storica, come dimostrano gli studi apparsi nei novantacinque volumi degli “Atti e Memorie” pubblicati sino ad oggi.
Questi contributi – come scriveva il prof. Pacifici nell’editoriale in apertura del vol. LXXXV (2012) – sono stati sempre il frutto di “impostazioni di ricerca minuziose e mai minute, capillari e mai parcellizzate, puntuali e mai generiche, tradizionali e mai campanilistiche”. Nella loro preparazione, inoltre, non sono state mai dimenticate le indicazioni fornite dal fondatore Vincenzo Pacifici nel 1933 e ribadite da Giuseppe Petrocchi nel 1951, all’atto della ripresa delle pubblicazioni dopo la sospensione bellica: non soffermarsi sulla cronaca locale (oggi diremmo sui “localismi”) ma cercare negli argomenti trattati i riferimenti ad ambiti più vasti di storia nazionale.
Sono sicuro che la nomina, decisa dal Consiglio direttivo, del dott. Zaccaria Mari a direttore delle pubblicazioni sociali costituirà la più solida garanzia per il mantenimento e, anzi, l’incremento del valore scientifico e culturale degli studi editi dalla Società.
Non dobbiamo mai ignorare, tuttavia, la celebre affermazione di Gustav Mahler, più volte ripresa da vari studiosi anche a proposito della ricerca storica: “La tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri”. Il fuoco è la passione che ci deve animare nella ricostruzione del passato, abbandonando però quanto di caduco può essere presente nella conservazione di tradizioni ormai prive di valore. Proprio per questo l’azione del nostro sodalizio deve tener conto della mutata realtà sociale e culturale con la quale dobbiamo confrontarci, anche in considerazione del periodo difficile che abbiamo vissuto a causa della pandemia. È quindi nostra intenzione far sì che la ripresa, di cui ho parlato all’inizio di questo mio saluto, sia caratterizzata da una maggiore apertura verso la società che ci circonda, per raggiungere potenziali utenti che siano interessati al nostro messaggio culturale, presentato naturalmente in chiave moderna come fanno del resto istituzioni ben più antiche della nostra (basti pensare a quelle della Santa Sede).
Accanto al sito web già in essere, che sarà naturalmente potenziato e per il quale ringrazio il prof. Maurizio De Angelis, dovremo quindi sfruttare le possibilità che ci sono offerte dai “social network”. A tale riguardo, dopo la pausa estiva apriremo la pagina Facebook della Società Tiburtina, dove i soci e i simpatizzanti potranno farci pervenire sollecitazioni di più immediato recepimento, rispettando minimi standard di continenza formale. Questa pagina potrà essere utilizzata anche per trasmettere in “streaming” le conferenze che vogliamo rilanciare, in modo che possano raggiungere il maggior numero di interessati. Nel fare ciò seguiremo l’esempio di istituti culturali dalle finalità analoghe alle nostre, come la Società Romana di Storia Patria e l’Istituto Nazionale di Studi Romani.
Dato però che – a quanto sembra – Facebook viene ormai trascurato dal pubblico giovanile, apriremo anche una pagina Instagram, dove potranno essere pubblicati “post” e immagini, naturalmente di contenuto culturale, per favorire l’interazione sociale, anche in questo rifacendoci a precedenti illustri come quelli della Società Romana già citata e dell’Unione Internazionale degli Istituti di Archeologia, Storia e Storia dell’Arte in Roma. In questo modo potremo far sì che la Società Tiburtina di Storia e d’Arte sia una realtà viva, quotidianamente presente nel dibattito culturale della città di Tivoli e del territorio circostante, come già si augurava negli anni ’70 del secolo scorso, con notevole preveggenza, l’indimenticabile prof. Camillo Pierattini.
Non dobbiamo trascurare altresì i risultati lusinghieri ottenuti in questi ultimi anni con la ripresa del “Premio Bulgarini per la storia di Tivoli”, che mira a far conoscere la realtà storica, monumentale e paesaggistica della nostra città agli alunni delle classi quinte della Scuola primaria, alcuni dei quali potrebbero rappresentare il primo nucleo di un raggruppamento giovanile da costituire in seno alla Società. È perciò doveroso ringraziare i membri del Comitato scientifico del Premio, i nostri consiglieri proff. Roberto Borgia e Adriano Genga, oltre al prof. Pietro Candido e al consocio ing. Gianni Andrei, senza dimenticare naturalmente l’apporto concreto fornito dalla famiglia Bulgarini.
Per ottenere i risultati che ho cercato di indicare dovremo però affrontare e cercare di risolvere problemi pressanti come quello della sede sociale, ormai chiusa da troppo tempo, prima a causa della pandemia, poi di infiltrazioni di umidità particolarmente gravi. Nelle prossime settimane, quindi, prenderemo contatto con la segreteria del Sindaco, prof. Giuseppe Proietti, che ci ha sempre dimostrato una particolare attenzione, anche in qualità di nostro Consigliere onorario, e con quella del Vescovo, mons. Mauro Parmeggiani, che in più occasioni ci è stato vicino, ad esempio nell’accogliere una parte della nostra biblioteca sociale nei locali dell’ex Seminario.
La disponibilità di una sede stabile e ospitale potrebbe consentirci di potenziare le attività di relazione con i Soci e i simpatizzanti, assicurando loro, ad esempio, un maggior numero di ore di apertura della biblioteca che – è opportuno ricordarlo – in passato era largamente utilizzata dagli studenti universitari del territorio per le ricerche finalizzate alla preparazione delle loro tesi di laurea o di specializzazione, per le quali altrimenti sarebbero stati costretti a rivolgersi altrove.
L’incremento della biblioteca ci consentirebbe di essere inseriti nell’Albo regionale degli Istituti culturali del Lazio, del quale fanno già parte associazioni con le quali abbiamo sempre avuto stretti contatti, come la Società Tarquiniense d’Arte e Storia, l’Ente Ottava Medievale di Orte e l’Istituto di Storia e di Arte del Lazio meridionale, con sede ad Anagni. Ciò comporterebbe ricadute positive anche sulla situazione finanziaria del nostro Sodalizio, che è stata sempre attentamente seguita dall’economo avv. Massimo Ferrari, che ringrazio vivamente. Tale situazione, al momento – vi possiamo assicurare – si presenta comunque tranquilizzante, come avrete modo di constatare nella prossima Assemblea dei Soci.
Un ulteriore passo sarebbe quello di presentare domanda al Ministero della Cultura per essere inclusi tra le Istituzioni culturali ammesse al contributo ordinario annuale dello Stato per il prossimo triennio (2024-2026). Può apparire una scadenza lontana ma, data la particolare complessità delle procedure amministrative da seguire, è opportuno affrontarla con sufficiente anticipo.
È un programma impegnativo quello che attende il nuovo Consiglio direttivo della Società Tiburtina di Storia e d’Arte, ma sono sicuro che riusciremo ad affrontarlo con il contributo della vicepresidente, prof.ssa Anna Maria Panattoni, e dei consiglieri tutti, a cominciare da quello del nostro Presidente onorario prof. Cairoli Fulvio Giuliani, accademico dei Lincei. Le legittime diversità di opinioni, a mio giudizio, non devono costituire motivo di divisione ma, piuttosto, una fonte di ricchezza per gli organi direttivi del nostro Sodalizio, perché solo dal confronto tra punti di vista differenti possono scaturire decisioni condivise. Come scriveva nel citato editoriale il prof. Pacifici, considero anch’io tutti i consiglieri, vecchi e nuovi, “amici veri e leali”, e sono quindi sicuro che collaboreranno con me alla ripresa della Società.
Il nostro operato risulterebbe però insufficiente se non fossimo sostenuti dall’apporto dei Soci, ai quali rivolgiamo un caldo appello perché supportino concretamente la nostra attività. Ci auguriamo inoltre che i Soci stessi, sfruttando anche le nuove possibilità di comunicazione che saranno loro offerte, ci facciano pervenire le loro proposte e le loro critiche costruttive, per intraprendere insieme il nuovo e impegnativo cammino che ci attende all’inizio del secondo secolo di vita della Società Tiburtina di Storia e d’Arte.
Ad maiora!

FRANCESCO FERRUTI

Elezioni delle cariche sociali

Il giorno 17 giugno 2022, nella sala riunioni del Museo Civico di Tivoli, il nuovo Consiglio Direttivo ha proceduto all’attribuzione degli incarichi sociali per il triennio 2022-2025.
Presenti 11 consiglieri con diritto di voto: Alessandrini, Borgia, Candido, Duranti, Ferrari, Ferruti, Giuliani, Mari, Panattoni, Placidi, Vecchi.
Dalla votazione per la carica di presidente sono risultati:
Prof. Francesco Ferruti – voti 6
Prof.ssa Anna Maria Panattoni – voti 5
Dalla votazione per la carica di vicepresidente sono risultati:
Prof.ssa Anna Maria Panattoni – voti 6
Prof. Pietro Candido – voti 3
Dott. Zaccaria Mari – voti 2
Vengono inoltre attribuite le seguenti ulteriori cariche:
Segretari: Prof. Pietro Candido – Prof. Adriano Genga
Economo: Avv. Massimo Ferrari
Consiglieri con funzione di controllo amministrativo: Avv. Andrea Alessandrini – Prof. Roberto Borgia
Direttore delle pubblicazioni sociali: Dott. Zaccaria Mari
Addetti alle pubbliche relazioni: Dott. Carlo Placidi – Dott. Ernesto Duranti

Rinnovo del Consiglio Direttivo

Il giorno 28 maggio 2022, si è svolta, presso il Complesso dell’Annunziata, l’Assemblea dei Soci della Società Tiburtina di Storia e d’Arte. Dopo la commemorazione del Prof. Vincenzo Pacifici, affidata al ricordo della prof.ssa Anna Maria Panattoni e del Sindaco di Tivoli Dott. Giuseppe Proietti, si è proceduto all’elezione del Consiglio Direttivo per il triennio 2022 – 2025.
Dalle votazioni sono risultati:
Votanti 103

Consiglieri eletti:
Prof.ssa Anna Maria Panattoni – voti 94
Dott. Zaccaria Mari – voti 93
Prof. Adriano Genga – voti 92
Prof. Pietro Candido – voti 90
Prof. Francesco Ferruti – voti 89
Dott. Claudio Vecchi – voti 89
Dott. Ernesto Duranti – voti 88
Avv. Massimo Ferrari – voti 88
Dott. Carlo Placidi – voti 88
Prof. Roberto Borgia – voti 85
Avv. Andrea Alessandrini – voti 38

Non eletti:
Arch. Giuseppe Petrocchi – voti 23
Carmine Di Faustino – voti 21
Tertulliano Bonamoneta – voti 20
Dott.ssa Valentina Cipollari – voti 20
Dott.ssa Maria Antonietta Coccanari de Fornari – voti 19
Dott.ssa Fabiana Marino – voti 8
Dott.ssa Stefania Scotti – voti 6
Ing. Gianni Andrei – voti 5
Prof. Alcibiade Boratto – voti 4
Pierluigi Garberini – voti 4
Michele Caporossi – voti 3
Dott. Giancarlo Rosati – voti 3
Arch. Marco Pistolesi – voti 2
Prof.ssa Ramona Angelini – voti 1
Dott. Orazio Falcone – voti 1
Dott. Mario Marino – voti 1
Dott. Michele Minelli – voti 1
Dott. Massimo Petrocchi – voti 1
Prof.ssa Lucrezia Rubini – voti 1
Prof. Franco Sciarretta – voti 1

Cerimonia di premiazione del Premio Bulgarini ed. 2021-22

Servizio fotografico sulla premiazione dell’11 maggio 2022,
a cura di Gianluca Filippi (sito esterno)

Il pomeriggio dell’11 maggio 2022 è stato per Tivoli esaltante.
Si è svolta in Piazza Campitelli la cerimonia ufficiale di conferimento, da parte del Sindaco prof. Giuseppe Proietti e di Andrea Bulgarini, di medaglie e diplomi alle alunne e agli alunni delle classi Quinte Primarie vincitori del Premio Bulgarini sulla storia di Tivoli per l’A.S. 2021-22.
Un altro anno di costante e perseverante lavoro, in un periodo ancora non facile, tra incontri nelle scuole con alunni e insegnanti e con lo sviluppo di tematiche e di percorsi di studio e di approfondimento, che ha visto la partecipazione di 7 delle 9 Scuole Primarie, pubbliche e private, presenti nel comune di Tivoli e cioè:

  • I.C. Tivoli I (plessi “Sandro Pertini” e “Don Nello Del Raso”),
  • I.C. Tivoli II (plessi “Igino Giordani” e “A. Baccelli – bivio di S. Polo”),
  • I.C. Tivoli III – Villa Adriana (plessi “Madre Teresa di Calcutta” e “Campolimpido”),
  • I.C. Tivoli V – Tivoli Terme (plesso “Orazio”),
  • Convitto Nazionale “Amedeo di Savoia duca di Aosta”,
  • Scuola paritaria bilingue Taddei,
  • Scuola paritaria S. Francesco di Sales di Villa Adriana.
    376 studenti entusiasti, di 19 classi Quinte Primarie, incoraggiati dai Dirigenti Scolastici e dalle Referenti del Progetto, sapientemente guidati dalle loro preziose e appassionate insegnanti, hanno realizzato studi, disegni, pitture, icone, modelli e plastici dei più importanti luoghi e tesori tiburtini, abbracciando la storia, l’archeologia, le architetture, il paesaggio, l’ambiente, le feste e le tradizioni, gli usi e costumi, i Personaggi che hanno fatto la storia della nostra Città.
    E dire che tante ragazze e tanti ragazzi partecipanti non sono nativi di Tivoli ma sono fieri di viverci e di appartenere alla nostra Comunità. Così come i loro genitori, che hanno condiviso con slancio l’impegno dei figlioli. Ancora uno straordinario esempio di integrazione culturale che, in tre edizioni (dal 2019 ad oggi), ha visto quasi 1.000 alunni coinvolti nello studio della storia di Tivoli, “tutti protagonisti” insieme alle loro famiglie.
    E infatti a tutti indistintamente sono stati conferiti i diplomi nominativi di “Sostenitore e sostenitrice del patrimonio storico, artistico e naturale di Tivoli”.
    Forte gratitudine va alla Famiglia Bulgarini e alla Società Tiburtina di Storia e d’Arte. Qui un commosso lungo applauso ha reso omaggio alla memoria del prof. Vincenzo Pacifici, Presidente della STSA da poco scomparso.
    Ancora, particolari ringraziamenti vanno al Sindaco di Tivoli e all’Amministrazione Comunale, al presente consigliere del sindaco dr. Paolo Cicolani, e poi, con unanimi apprezzamenti, al Personale del Settore Cultura del Comune, del Museo della Città e dell’ASA, che ha fornito un fondamentale supporto e apporto tecnico-logistico in modo costante e professionale, e infine alle volontarie e volontari dell’ANC per il presidio di sicurezza e il controllo degli accessi e della permanenza nella piazza.
    Un antico amato premio che è da tre anni tornato a rifulgere nella tradizione culturale di Tivoli e continuerà ad essere proposto, ogni anno, alle ragazze e ai ragazzi delle Quinte Primarie pubbliche e private del Comune di Tivoli. Un’iniziativa che contribuisce e contribuirà a formare le nuove generazioni, trasformando l’orgoglio spocchioso di “essere tiburtino” in una responsabilità e in un impegno concreto da vivere e tramandare.
    Gli alberi, quelli sani, continuano a crescere senza far rumore… e danno frutti.
    Ci pare doveroso segnalare tutti i nomi degli alunni premiati, ricordando però. ancora una volta, che a tutti i partecipanti è stato assegnato il diploma nominativo di «Sostenitore del patrimonio storico, artistico e naturale di Tivoli», mentre i 38 alunni vincitori hanno ricevuto medaglie d’argento o di bronzo, coniate come la medaglia originale dell’altro secolo: Tivoli V (Valentino Quatrini, Marta De Sanctis, Beatrice Lagana, Tiziano Rossi), Tivoli III (Francesco Bernardini, Eva Caruso, Mariasole Salis, Filippo Varano, Davide Petrucci, Ivan Morrone, Greta Di Marco, Flavia Arcangeli), Tivoli II (Nicolas Ferrazzi, Riccardo Calore, Luca Milani, Aurora Kore, Elena Mancini, Francesca Romana Penna, Sara Mortari, Sofia Marchionni, Ali Safira, Matteo Sciarratta), Tivoli I (Diego Trusiani, Greta Lusito, Sara Napoleoni, Achille Coppola, Flora Carlucci, Lorenzo Lattanzi, Maria De Filippis, Marianna Ulpiani), Scuola bilingue “Taddei” (Chiara Stella Del Priore, Martina Bonura), Scuola “S. Francesco di Sales” (Micol Meloro, Elena Campana), Convitto Nazionale (Arianna Baldinelli, Elia De Cinti, Giulia Rocci, Lavinia Bonamoneta).

    (Foto a cura di GIanluca Filippi)
L’intervento di Andrea Bulgarini
L’intervento del Sindaco prof. Giuseppe Proietti
Una panoramica della manifestazione
Gli alunni, i genitori e gli insegnanti presenti
L’insegnante referente della Scuola Taddei
Le premiazioni

Mostra “Le grandi Ville romane”

Dopo il lungo periodo di chiusura e di lontananza dal pubblico dovuto all’esigenza di rispettare tutte le prescrizioni necessarie per arginare la diffusione del Sars-Cov-2, riapre il Museo della città di Tivoli. A partire da mercoledì 16 giugno 2020 il museo di via della Carità finalmente è tornato a essere visitabile, con la straordinaria occasione della mostra “Le grandi ville romane del territorio tiburtino”, alla quale l’amministrazione comunale ha lavorato a lungo insieme alla consigliera del sindaco per i musei civici Maria Antonietta Tomei, curatrice della mostra, con la collaborazione dell’Istituto autonomo Villa Adriana e Villa d’Este, della Soprintendenza per l’Archeologia, le Belle arti e il Paesaggio per l’area metropolitana di Roma e della Provincia di Viterbo.

La mostra sarà visitabile sino alla fine dell’anno (salvo eventuali proroghe), nei seguenti orari: 

–           dal martedì al venerdì, h 15-18;

–           sabato e domenica, h 10-18.

Per avere informazioni è possibile chiamare allo 0774 453235, oppure scrivere a: polomusealetivoli@comune.tivoli.rm.it

L’ingresso è libero e non è obbligatorio prenotare; le visite saranno comunque contingentate per mantenere una forma di sicurezza e di prevenzione rispetto al rischio di contagio da Sars-Cov-2.

La mostra sulle Ville romane del territorio tiburtino segue quella sul travertino (il lapis Tiburtinus), e riguarda un aspetto molto importante e caratteristico di Tivoli e del suo comprensorio, forse sinora poco trattato e, quindi, anche poco conosciuto: le ville romane.

Essendo quello tiburtino un territorio ricco di acqua, vegetazione e splendidi paesaggi, a pochi passi da Roma, le ville di otium, dove i proprietari potevano rilassarsi e dedicarsi alle loro attività preferite, erano molto diffuse. Molti personaggi illustri della storia romana possedevano sin dal I secolo a.C. ville lussuose, come segnalano i testi latini. Tra loro, per citarne alcuni: Bruto, Cassio, Orazio, Catullo, Properzio, Quintilio Varo, Mecenate. La mostra illustra anche tre percorsi pedonali (e ciclabili), molto rilevanti dal punto di vista paesaggistico e ambientale e amati dai tiburtini, che l’Amministrazione ha in programma di valorizzare e di dotare di pannellistica: il percorso Piranesi; la via di Pomata; il percorso San Marco, lungo i quali è possibile imbattersi nei resti archeologici di alcune delle più importanti ville romane. Partendo da villa d’Este, e attraversando in parte la città, dopo una suggestiva passeggiata che permette di ammirare monumenti antichi e splendidi panorami, si arriva a Villa Adriana.

«Con la riapertura del Museo della città torniamo a vivere e respirare la cultura che in questi mesi non abbiamo potuto vivere appieno, a causa della pandemia da Covid-19», dice il sindaco Giuseppe Proietti. «E sarà possibile a partire da una mostra davvero importante, dedicata alle ville romane del territorio tiburtino, tra cui alcune sono ancora da scavare e indagare: realizzazioni antichissime in grado ancora oggi di suggerire un ricordo del loro originario splendore di opere edificate soprattutto tra la fine dell’età repubblicana e l’età augustea. Molti sono i personaggi che hanno reso grande Roma e preferirono Tivoli come sede per le loro residenze. Tra le ville spicca Villa Adriana, voluta dall’imperatore Adriano per ricostruire a Tivoli i monumenti più significativi che lo avevano affascinato nei suoi viaggi nell’Impero. Ringrazio tutti coloro che hanno preso parte all’allestimento di questa mostra: ci sono opere d’arte, sculture soprattutto, date in prestito dalla Soprintendenza e dall’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este; ci sono immagini che testimoniano del grande interesse che in tutto il mondo, ma soprattutto nell’Europa dei decenni del Grand Tour avevano attirato qui visitatori rimasti affascinati dalle presenze che oggi è possibile visitare attraverso questa mostra. Non solo: il 2020 è stato l’anno del terzo centenario della nascita di Giovanni Battista Piranesi, artista particolarmente legato a Tivoli, e il Museo della città ha esposto, per celebrarne la grandezza, 28 litografie messe a disposizione dalla “Galleria 90” di Tivoli. Con l’occasione si propone anche un “Percorso piranesiano” a tappe nel territorio tiburtino. Invito i tiburtini e i turisti che incominciano a riscoprire il sapore del viaggio dopo le chiusure, a venire a godere di questo “bel sapere”, aiutando così anche la ripresa del settore della cultura particolarmente colpito e rimettendo anche in moto corpo e spirito con le passeggiate paesaggistiche e culturali nel nostro ricchissimo territorio. Questo è anche il ventesimo anno dall’iscrizione di Villa d’Este nei siti Unesco: un motivo in più per visitarne le bellezze».

 «Le grandi ville di età romana del territorio tiburtino, alle quali è dedicata la mostra nel Museo della città, si collocano principalmente sulle pendici collinari aperte verso la campagna romana, in particolare quelle di Colle Ripoli e di Monte Sant’Angelo in Arcese», spiega Tomei: «L’antica Tibur era infatti apprezzata soprattutto per la sua splendida posizione collinare, oltre che per la particolarità delle sue caratteristiche orografiche e naturali e per la ricchezza delle acque. Come noto, il territorio tiburtino e in particolare la zona, qui considerata, della via di Pomata e del limitrofo percorso San Marco, era attraversata da ben quattro degli acquedotti che rifornivano Roma; anche a Tivoli l’abbondanza di acqua favorì l’addensarsi delle ville, che appartenevano quasi esclusivamente alla ricca aristocrazia senatoria romana, lungo i loro tracciati. Tivoli era rinomata, come attestano gli autori latini, per la coltivazione della vite e soprattutto dell’ulivo. Come scrive lo studioso tiburtino Franco Sciarretta “Non si può immaginare Tivoli senza gli olivi, che ricoprono gran parte del suo territorio”; i maestosi alberi secolari si mescolano agli imponenti resti delle ville romane sulle pendici collinari e le strade che immettono negli oliveti più importanti spesso coincidono con i percorsi che ci avvicinano ai ruderi.  La stretta relazione tra strutture archeologiche e coltivazioni di olivi, tra arte e natura, è un elemento specifico dell’ambiente tiburtino, difficile da ritrovare in altre parti d’Italia. E proprio l’unicità del territorio di Tivoli aumenta il valore e impone la tutela e la valorizzazione dei percorsi di Pomata e di San Marco, che necessitano di essere adeguatamente illustrati in tutti i loro aspetti. È questo il fine che l’amministrazione comunale si propone di realizzare con il suo progetto di riqualificazione in corso».

L’invito a visitare la mostra sulle ville romane nello scenario dei tre piani del museo della città, arriva anche dal Direttore dell’Istituto autonomo Villa Adriana e Villa d’Este, Andrea Bruciati, e da Margherita Eichberg, già Soprintendente per l’Archeologia, le Belle arti e paesaggio per l’area metropolitana di Roma la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale.

«Agli occhi dei visitatori della mostra “Le ville romane nel territorio tiburtino”, alla quale con entusiasmo hanno aderito le Villae, si aprono scorci inediti e poco esplorati. Questo viaggio attraverso la ricchezza e l’articolazione di rappresentazioni paesaggistiche consente di dedurre quale sia l’importanza del contesto tiburtino nella storia dell’arte occidentale, nell’ambito della quale ha raggiunto una precipua e pregnante connotazione iconografica solo nel XVII secolo e sempre in una condizione quasi mercantilistica, non di primogenitura del tema», spiega il direttore Bruciati. «Da questo punto di vista gli affreschi di Villa d’Este possono invece rappresentare una svolta cruciale, un primo e fondamentale antecedente d’interesse, proprio perché al loro interno contengono la sintesi dei due momenti, anticipando le riflessioni sul paesaggio e creando una visione della rovina alternativa a quella archeologica. Si assiste pertanto a una progressiva assimilazione del mondo classico, cui non si rimanda più come citazione iconografica ma che diventa modello ontologico vero e proprio: si tratta di una specifica prospettiva tiburtina nella quale l’immissione nell’immaginario di nuovi canoni formali, dovuti alla scoperta di architetture e opere d’arte, diventa fonte di ridiscussione dei modelli di riferimento. Pinturicchio, Michelangelo, Leonardo da Vinci, Morto da Feltro, ma soprattutto Raffaello e la sua Scuola troveranno a Villa Adriana gli stimoli per una nuova koiné».

«Il Museo della città ospita un’esposizione che vuol essere un invito a esplorare il suo territorio, seguendo un filo conduttore di grande suggestione: quello delle ville romane e delle loro infrastrutture», sottolinea Eichberg. «Di esse rimangono imponenti vestigia, che “fanno paesaggio” con il verde degli ulivi e della​ macchia. La mostra, nel riproporre la ricostruzione delle architetture perdute, dedica spazio alle opere che nei secoli sono state cavate tra le loro vestigia, che in questa sede, con la loro ricollocazione virtuale, assumono pieno valore. Un sentito grazie, quindi, agli organizzatori della mostra e agli autori del catalogo. E un “buon lavoro” a quanti, su questa base, innesteranno nuovi contenuti e nuove ed efficaci modalità comunicative».

La mostra è corredata da un catalogo di 343 pagine, con abstracts in inglese,frutto di un importante lavoro di ricerca e di archivio, una base di studio per gli interessati e anche uno spunto per future indagini e approfondimenti; il volume è stato curato da Andrea Bruciati; Margherita Eichberg e Giuseppe Proietti: il coordinamento scientifico è stato di Maria Antonietta Tomei, Zaccaria Mari e Sabrina Pietrobono; il coordinamento editoriale e la bibliografia di Roberto Borgia.

Riconoscimento scientifico al Presidente della STSA

Un significativo riconoscimento scientifico è stato tributato dalla Società Romana di Storia Patria al presidente della Società prof. Vincenzo Pacifici e al consigliere prof. Francesco Ferruti. Il presidente del sodalizio capitolino, prof. Tommaso di Carpegna Falconieri, ha comunicato la valutazione positiva e la conseguente presentazione delle proposte di contributi in “Tempi di epidemie”, numero monografico dell’ “Archivio della Società romana” per il  saggio “Epidemie nel XIX secolo” (Pacifici)  e “La peste a Tivoli nel Medioevo: aspetti sociali, religiosi e culturali” (Ferruti)

Grande successo della visita guidata alla Tibur sotterranea

Con la visita guidata “Alla scoperta della Tibur sotterranea: tra vecchi e nuovi scavi” la Società Tiburtina di Storia e d’Arte ha ripreso le sue attività di relazione con i soci e i simpatizzanti, sospese dall’estate scorsa a causa della pandemia. Il parziale allentamento delle misure restrittive ha consentito di accogliere le richieste di partecipazione di 25 persone, che hanno accettato di buon grado la “cura intensiva” alla quale sono state sottoposte, quasi a voler recuperare il tempo perduto a causa dell’emergenza sanitaria. La visita ha compreso infatti, in successione, i resti della basilica civile del Foro, conservati in varie parti della cattedrale di S. Lorenzo, la torre di S. Caterina e i resti del monastero omonimo, il “Mercato coperto” di via del Colle, la posterula di S. Pantaleone, il criptoportico del palazzo Coccanari Fornari, attuale sede della Biblioteca comunale, e gli avanzi dei poderosi pilastri in travertino che costituivano l’ingresso, dall’odierna piazza dei Selci, dei gradus antichi corrispondenti oggi al vicolo della Scalinata.
Il principale curatore della visita, il nostro consigliere dott. Zaccaria Mari, dopo aver inquadrato la storia e lo sviluppo del Foro tiburtino, che coincide con l’attuale piazza del Duomo, ha guidato i partecipanti a osservare i resti della basilica romana e in particolare la sua abside dietro la tribuna della Cattedrale (fig. 1), oggetto di recenti indagini di scavo, che hanno consentito di raggiungere il livello pavimentale dell’edificio, chiarendone definitivamente la funzione e l’architettura: la basilica non era a cielo aperto ma doveva avere una copertura a tetto. È stato anche possibile percorrere una stretta intercapedine tra il lavatoio pubblico e il fianco destro del Duomo, dove sono stati lasciati in vista tratti della muratura in opus incertum della basilica (fig. 2). Per tutto questo è doveroso ringraziare il parroco della Cattedrale, don Fabrizio Fantini.
Il gruppo si è poi trasferito nell’area dell’ex cartiera Amicucci Parmegiani, eccezionalmente aperta al pubblico grazie al Comune di Tivoli, dove il dott. Mari ha illustrato le fasi costruttive e la funzione della torre di S. Caterina (fig. 3), sostenendo inoltre la necessità di sollecitare le istituzioni competenti a procedere al suo restauro. Il prof. Francesco Ferruti, consigliere della Società Tiburtina, ha poi delineato le fasi storiche del convento di S. Caterina e richiamato l’attenzione sui resti della sua chiesa gotica (fig. 4), ancora abbastanza ben conservati nonostante l’abbandono secolare e alcuni inappropriati adattamenti recenti.
Successivamente la comitiva si è spostata in piazza Domenico Tani, l’antica platea concepita come ampliamento dell’area forense, che era sostenuta da un doppio criptoportico, il cui aspetto è stato ricostruito dal dott. Claudio Vecchi, anch’egli consigliere del nostro sodalizio. Nell’occasione il consocio Tertulliano Bonamoneta, a nome della Società Tiburtina, ha donato a tutti i partecipanti una cartolina riproducente l’incisione di Luigi Rossini con i Portici del tempio d’Ercole (1826), che raffigura in realtà la scenografica facciata a valle del criptoportico, che sarà oggetto di una prossima visita guidata. In piazza Tani è stato possibile visitare anche gli avanzi della chiesa gotica di S. Benedetto (fig. 5), recentemente evidenziati da un appropriato intervento di valorizzazione.
Percorrendo la discesa di via del Colle, dopo una breve sosta presso la “Porta Maggiore” delle antiche mura, ci si è soffermati davanti alla facciata del cosiddetto Mercato coperto (fig. 6), che – come ha spiegato il dott. Mari – costituiva in realtà la copertura di un asse viario più antico, realizzata nella prima metà del I secolo a.C. per creare una platea destinata all’ampliamento della soprastante piazza del Foro. Grazie al consocio Bonamoneta, è stato possibile anche percorrere un breve tratto della via tecta, che si è poi potuto osservare dall’alto accedendovi da via di Postera.
Questa via prende il nome dalla posterula delle antiche mura tuttora conservata in piazza Taddei (fig. 7), la cui funzione è stata illustrata dal dott. Mari, mentre il prof. Ferruti ha ripercorso brevemente le vicende medievali della chiesa di S. Pantaleone, che ha dato il nome attuale alla postierla e i cui resti sono ancora conservati in alcune cantine della zona.
Il gruppo ha poi raggiunto piazza del Tempio d’Ercole, dove sorge il palazzo Coccanari Fornari, che comprende al suo interno un tratto di un antico criptoportico (fig. 8), risalente alla seconda metà del I secolo a.C. e già studiato dal prof. Cairoli Fulvio Giuliani, attuale presidente onorario della nostra Società, nel primo volume della Forma Italiae dedicato a Tibur (1970). Il criptoportico è stato illustrato dal dott. Vecchi, responsabile dello scavo più recente, il quale ha spiegato che il manufatto attualmente visibile era stato preceduto da due fasi edilizie, rappresentate da muri obliqui rispetto al criptoportico stesso. Una di tali fasi è caratterizzata dalla presenza di un bel pavimento con riquadro centrale campito da un reticolato romboidale di losanghe realizzato con tessere musive bianche (fig. 9), che è stato datato alla seconda metà del II secolo a.C. Il criptoportico è stato reso praticabile da un intervento promosso dal Comune di Tivoli, che ci si augura possa presto aprirlo ai visitatori e ai frequentatori dell’attigua biblioteca.
Il criptoportico sottopassava l’odierno vicolo della Scalinata, secondo quanto ha accertato una recente indagine condotta dalla consocia dott.ssa Valentina Cipollari sotto alcuni edifici di piazza dei Selci, che ricorda nel nome il basolato della strada romana tuttora visibile ai piedi del campanile romanico di S. Nicola in Selci. La dott.ssa Cipollari ha sottolineato inoltre come il vicolo stesso abbia ricalcato l’andamento di una gradinata antica, della quale sono ancora visibili i piedritti di accesso in travertino lungo la scalinata medievale (fig. 10).
Si è conclusa così la prima visita guidata della ripresa, che ha riscosso un notevole successo tra gli intervenuti, i quali si sono augurati di poter partecipare in futuro ad altre iniziative promosse dalla Società Tiburtina di Storia e d’Arte, in cui si spera di ampliare il numero dei partecipanti, così da soddisfare le numerose richieste pervenute anche dopo lo svolgimento dell’evento.

Didascalie delle figure richiamate nel testo:
Fig. 1. L’abside della basilica civile del Foro (foto Z. Mari).
Fig. 2. La parete in opus incertum della basilica sul fianco destro del Duomo (foto F. Ferruti).
Fig. 3. La torre di S. Caterina (foto F. Ferruti).
Fig. 4. I resti della chiesa gotica di S. Caterina (foto E. Porrazzo).
Fig. 5. Una colonna pertinente alla chiesa di S. Benedetto (foto F. Ferruti).
Fig. 6. Il “Mercato coperto” (foto Z. Mari).
Fig. 7. La posterula di S. Pantaleone (foto E. Porrazzo).
Fig. 8. Il criptoportico di palazzo Coccanari Fornari (foto E. Porrazzo).
Fig. 9. Il mosaico rinvenuto sotto il criptoportico (foto F. Ferruti).
Fig. 10. Uno dei due piedritti romani in vicolo della Scalinata (foto F. Ferruti).

Fig. 1
Fig. 2
Fig. 3
Fig. 4
Fig. 5
Fig. 6
Fig. 7
Fig. 8
Fig. 9
Fig. 10

Pubblicato il quinto libro dell’opera di Marco Antonio Nicodemi (secolo XVI)

Pubblicato il quinto libro dell’opera di Marco Antonio Nicodemi (sec. XVI) in ristampa anastatica con traduzione a fronte

Finalmente il prof. Roberto Borgia ha pubblicato nel mese di maggio 2021 il quinto libro della prima pentade della Tiburis Urbis Historia del medico tiburtino del XVI secolo Marco Antonio Nicodemi, opera della quale si conosce un solo incompleto esemplare a stampa, conservato nella Biblioteca Universitaria Alessandrina di Roma, collocazione «Rari 159». Perciò l’opera è ormai interamente pubblicata, con riproduzione anastatica dell’unica edizione, traduzione a fronte, note esplicative e indice dei nomi di tutti e cinque i volumi. Il lavoro è stato particolarmente complesso in quanto questo quinto libro ha un numero di pagine maggiore dei primi quattro libri messi insieme, di conseguenza il volume sviluppa ben 364 pagine. Ricordiamo anche che l’opera risulta scritta nel 1589, in quanto sulla fine del capitolo 25 dell’ultimo libro si legge: «anno hoc Sixti Quinti Pontificatus quarto» e nel capitolo 30 si ricorda un avvenimento del 1588: «anno 1588». Il libro parla degli avvenimenti relativi a Tivoli dall’impero di Costantino il grande fino al pontificato del suddetto papa Sisto V. Si tratta di periodi storici molto travagliati per Tivoli, che dovette difendere la sua indipendenza (non sempre riuscendoci) dall’ingerenza del Senato Romano, dei Papi, dei vari Imperatori e dei vari signorotti e capitani di ventura, che in determinati momenti scorrazzavano per l’Italia. Il testo di Nicodemi proprio perché è il primo testo di storia di Tivoli e perché cita iscrizioni e documenti d’archivio ormai introvabili è stato e rimane il punto di partenza per tutti coloro che vogliono scrivere della storia patria. Il merito del prof. Borgia è stato quello di riprodurre anastaticamente l’edizione originale (ripetiamo unica) in modo che si possa avere un’esatta visione di quanto scritto dal Nicodemi nel XVI secolo e correggere gli errori e omissioni che spesso si trovano nelle trascrizioni successive. Lo scopo della pubblicazione è essenzialmente divulgativo, per questo si è cercato di fare in modo che la lettura dell’opera e delle note esplicative sia più chiaramente intellegibile anche al pubblico dei semplici appassionati. Così, ad esempio, si è preferito sciogliere integralmente le sigle che vengono usate per gli autori classici, trovando i testi latini ed italiani del tempo di Nicodemi e che egli consultò, riportandoli senza nessuna correzione, per far assaporare e gustare lo spirito della lingua latina ed italiana dell’epoca. Egualmente si è cercato di riportare i brani nella maniera più integrale possibile e non con la semplice citazione di autore, opera, libro, paragrafo etc. Si è pensato che in questo modo il lettore possa avere tutti gli strumenti possibili per apprezzare quella che rimane la prima e certamente la più elegante linguisticamente opera sulla storia di Tivoli. Lo scopo essenziale rimane proprio quello di portare alla luce l’opera del Nicodemi, nella sua edizione (purtroppo unica) originale.