Donne della Valle dell'Aniene (new 18-06-2020)

Ripartita l’attività culturale a Tivoli con la Conversazione sul tema: Donne della Valle dell’Aniene, a cura di Giusi Martinelli.

Donne della Valle dell'Aniene (new 18-06-2020)

Ripartenza alla grande dell’attività culturale tiburtina con la conversazione sul tema: Donne della Valle dell’Aniene, a cura di Giusi Martinelli. Così il consocio Gianni Andrei, organizzatore dell’evento tramite il Caffè Culturale, ha presentato la relatrice: «A condurci in questo “viaggio” ricolmo di fascino, di colori, di sentimenti, che abbraccerà un arco storico temporale di due millenni (praticamente dai primi anni del I secolo d.C. sino all’età contemporanea) sarà Giusi Martinelli, attrice, regista e scrittrice teatrale, che ha condotto importanti ricerche sulle “nostre donne” nei secoli, pubblicando su di loro alcuni libri.

Nella sua intensa attività culturale, Giusi Martinelli ha tra l’altro promosso numerosi progetti di lettura ed ora si sta impegnando nel rilancio della Biblioteca di Ciciliano, come uno dei cuori culturali pulsanti della Valle del Giovenzano e della Valle dell’Aniene.»

L’appuntamento è stato per giovedì 18 giugno pv., nella piazzetta riservata dell’Osteria MOM [Vicolo dell’Inversata, 33 – Tivoli (nei pressi del Teatro Giuseppetti)] con inizio alle ore 17.00.

L’evento si è svolto all’aperto, nel rispetto delle disposizioni anti Covid-19 (distanziamento e mascherina).

La relatrice ha parlato del tema, spaziando da URGULANIA, documentata nel I secolo dopo Cristo, di origine etrusca, nobildonna di spicco durante i regni di Augusto e Tiberio, figura assai influente per la su amicizia con l’imperatrice Livia. Era la madre del generale romano Marco Plauzio Silvano (console nel 2 a.C.; il sepolcro della sua famiglia fa ancora bella mostra a Ponte Lucano), che si era distinto combattendo con il futuro imperatore Tiberio nella grande rivolta illirica dei Balcani. Era la nonna di Plautia Urgulanilla. La relatrice poi ha proseguito, illustrando altre donne della nostra zona, che si sono distinte per la loro personalità e le loro azioni. Si è accennato brevemente alla vestale COSSINIA e alla martire Santa SINFOROSA, si è parlato poi di Santa CHELIDONIA (Cicoli,1077-Subiaco,1152),   ALFONSINA ORSINI (1472-1520), della famiglia Orsini di Castel Madama che andò sposa a Piero il fatuo figlio del Magnifico. Una donna che seppe assumere il potere in un momento drammatico. Col marito inetto in fuga, non abbandonò Firenze e seppe difenderla conservando il patrimonio dei Medici per i figli; poi  MARIA MANCINI (Tivoli, 1639–1716) dalla vita avventurosa che sembra un romanzo;  CECILIA SABUCCI (Tivoli, sec. XVII-XVIII), donna di grande cultura, filosofa e teologa con grande padronanza delle lingue antiche. Dissertava con sicurezza in latino ed ebraico in pubblici dibattiti. Anche il misogino Mons. De Zaulis non poté fare a meno di congratularsi con lei;  GIUDITTA TAVANI ARQUATI (Roma, 1830-1867), la combattente per il Risorgimento d’Italia. Il marito era di Filettino e dal 1849, alla caduta della Repubblica romana fino al 1865 vissero a Subiaco; nel 1865 rientrarono in Roma nascostamente per organizzarne la liberazione. Qui frequentarono la casa ed il lanificio di Giulio Ajani (1835-1890), altro patriota, alla Lungaretta in Trastevere. La mattina del 25 ottobre 1867, giorno in cui l’eroe dei due mondi prendeva Monterotondo nel corso della terza spedizione per liberare Roma, una quarantina di patrioti, di cui 25 romani, si riunirono in via della Lungaretta 97, nella sede del lanificio di Giulio Ajani, per decidere sul da farsi. Il gruppo preparò una sommossa per far insorgere Roma contro il governo di Pio IX. Deteneva delle cartucce e un arsenale di fucili, si auspicava un intervento diretto di Giuseppe Garibaldi a Roma. Lo scontro di Villa Glori del 23 ottobre 1867, poteva far pensare che fosse l’inizio di una rivolta. Alla riunione partecipò anche la Arquati, con il marito e uno dei tre figli della coppia, Antonio. Verso le 12 e mezzo, una pattuglia di zuavi giunta da via del Moro attaccò la sede del lanificio. I congiurati cercarono di resistere al fuoco. In poco tempo, però, le truppe pontificie ebbero la meglio e riuscirono a farsi strada all’interno dell’edificio. Alcuni congiurati riuscirono a fuggire, mentre altri furono catturati. Sotto il fuoco rimasero uccise 9 persone, tra cui Giuditta Tavani Arquati, incinta del quarto figlio, il marito e il loro giovane figli; . VELIA LILLINI, MARIA ANTONIA FEBBI, GIUSEPPINA COLASASANTI, Tre rivoltose vicovaresi che nel 1912 scesero in piazza, spezzarono l’asta della bandiera regia. Protestavano per la derivazione delle acque dell’Aniene.

Un ampio spazio è stato dedicato alle “modelle” della Valle dell’Aniene, in particolare di Anticoli Corrado, e la Martinelli ha rilevato che quest’argomento meriterebbe di essere approfondito con ricerche più dettagliate:   AGOSTINA SEGATORI (Ancona, 1841-Parigi, 1910), famiglia originaria di Subiaco. Modella dalla vita avventurosa;  VITTORIA LEPANTO (Saracinesco,1885-Roma, 1964), nome d’arte di Vittoria Clementina Proietti, attrice italiana, attiva al tempo del cinema muto;  MARGHERITA TOPPI, sposata Osswald, da modella a pittrice affermata nella Svizzera del secondo Novecento; PASQUAROSA MARCELLI, (Anticoli Corrado, 1896-Camaiore, 1973), da modella a pittrice;  MARIA VERONICA LATINI (Cineto Romano, allora Scarpa, 1853-Parigi, 1900), modella, protagonista di una romantica storia d’amore e madre della celebre astronoma francese Gabrielle Flammarion. Un accenno poi a  alla famiglia di Giulio Caccini musicista tiburtino: con le due figlie musiciste e cantanti e la moglie cantante costituì il celebre ensemble Caccini; poi solo brevi accenni ad NGELA BOECKIN, MARIA ARNALDI, e ROSA BERNARDINI.

Si è arrivati infine a Lidua Mariotti (1893-1974), che occupa un posto di rilievo nel vernacolo tiburtino, dopo la seconda guerra mondiale.

Proprio a proposito del dialetto tiburtino, alla fine della piacevole serata, il poliedrico Italo Nonne ha recitato, a memoria, la poesia “Le ghiògghiare”, scritta nel lontano 1981 dal compianto Vincenzo Borgia (1938-2009). Le “Livarole”  o più precisamente, in dialetto tiburtino, le “ghiògghiare” erano le giovani raccoglitrici delle olive, che stazionavano a Tivoli e nelle campagne limitrofe, durante i mesi invernali.

Anche Luciano Gozzi, presidente della LUIG, non ha mancato di rendere un omaggio al dialetto tiburtino recitando la poesia di Lidua Mariotti dal titolo “Peppe lu pittore”.

Si sono susseguite poi letture da parte di Antonella Nicolai, anche lei apprezzata autrice di testi in vernacolo tiburtino (lettura di due sue poesie) e Rina Giacobbe, che ha letto un brano tratto da “Attese, racconti straordinari di storie comuni”, di Gianni Andrei.

L’iniziativa del Caffé Culturale è stata proposta in quanto l’anno 2020 è dedicato ai “talenti delle donne” e questa è stata un’ottima occasione per riscoprirli e celebrarli insieme.

Le_Ghiogghiare_di_Vincenzo_Borgia
La poesia di Vincenzo Borgia è tratta dalla raccolta “…pe’ Filu e pe’ Signu!”, Tiburis Artistica Edizioni, Tivoli, 2010.
Mastru_Peppe_di_Lidua_Mariotti_1971
La poesia di Lidua Mariotti è tratta dalla raccolta “La mia gente”, Tiburis Artistica Edizioni, Tivoli, 2012.

Un pensiero su “Ripartita l’attività culturale a Tivoli con la Conversazione sul tema: Donne della Valle dell’Aniene, a cura di Giusi Martinelli.

I commenti sono chiusi.