La voce sul tiburtino Gino Tani nel “Dizionario Biografico degli Italiani”

Ai consoci,

  con profonda soddisfazione partecipo a tutti i consoci che nel vol. 94° del “Dizionario biografico degli Italiani”, presentato da pochi giorni dall’Istituto della Enciclopedia Italiana, è presente alle pp.819 – 821, una dettagliata e puntuale “voce” dedicata al nostro concittadino Gino Tani (Tivoli 31 maggio 1901 – Roma 4 aprile 1987). La curatrice Ilaria Sainato commette un solo errore, purtroppo non nuovo:  sostiene abbia  compiuto gli studi classici presso il Convitto nazionale “Amedeo di Savoia” mentre in realtà l’istituto scolastico era situato nello stesso edificio demaniale, del tutto autonomo.

   Viene segnalato che “nel 1924 compare assieme al padre Enrico fra i membri della recentemente costituita Società tiburtina di storia e d’arte, per la quale scrisse alcune fra le sue prime pubblicazioni”. La Sainato ripercorre la carriera professionale, scientifica e pubblicistica di Tani, culminata nell’opera Storia della danza dalle origini ai nostri giorni, Firenze, 1983. Nella bibliografia sono indicati i 3 saggi presentati tra il 1929 ed il 1934, guidato dal fondatore del nostro sodalizio,cui fu particolarmente vicino. Un quarto lavoro , di ben 42 pagine, dedicato ad uno dei suoi maestri, Filippo Guglielmi, arricchisce il vol. XXV dei nostri “Atti”.

   Tani riposa in una tomba, posta nel viale principale del nostro cimitero.

                                                                                                                                  VINCENZO G. PACIFICI

                                                                                                                             (Presidente della STSA)

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Questo il necrologio su Gino Tani pubblicato sugli ATTI E MEMORIE, vol. LXII (1989), pag. 317-318.

IN RICORDO DI GINO TANI
(1901-1987)
Uno spirito vivace, una mente aperta, esperto musicologo, storico e critico della danza e della musica, sono gli aspetti umani e culturali che hanno caratterizzato il tiburtino prof. Gino Tani, collaboratore della presente rivista, che è scomparso a Roma il4 aprile 1987, all’età di 86 anni.
Era nato a Tivoli il 31 maggio 1901 e qui compi gli studi classici: frequentò gli studi giuridici, poi si laureò a Roma in lettere e filosofia. Contemporaneamente, a Tivoli, studiò pianoforte e armonia con Filippo Guglielmi e musicologia con Giuseppe Radiciotti. Nel 1930 iniziò la carriera didattica e passò successivamente all’insegnamento letterario, prestato nella scuola media e al Conservatorio di S. Cecilia, a quello musicale presso la Scuola di Perfezionamento del Teatro dell’Opera, dove tenne corsi di storia del teatro lirico dal 1940 al 1946. Passò poi all’Accademia Nazionale di Danza, dove occupò la cattedra di storia della danza, e infine all’Accademia di Belle Arti di Roma per l’insegnamento di storia del teatro (lirico, drammatico e ballettistico) fino al 1957.
In questa attività didattica mostrava una predilezione per il balletto e una profonda ammirazione per gli straordinari progressi fatti dalla scuola russa in questo campo, né mancava di sottolineare, in ogni occasione, il grande contributo dato al fiorire di quella scuola da molti esponenti italiani.
La sua passione per il balletto non gli impedì di comprendere il valore di novità e di allargamento del patrimonio coreutico rappresentato dalla modern dance americana.
All’attività didattica si aggiungeva la collaborazione a varie riviste e quotidiani, soprattutto al Giornale d’Italia, al Tevere e, dal 1939 per oltre quarant’anni, al Messaggero; quale critico della danza.
Fu inoltre collaboratore dell’Enciclopedia dello”Spettacolo, fondata da Silvio D’Amico: fin dal primo volume fu consulente per la sezione Musica e Danza, poi, dal quinto
volume, diresse la sezione Danza, alla quale ha dato gran parte delle voci generali e quasi tutte quelle biografiche riguardanti il balletto italiano.
Nel I Congresso Internazionale dei critici di danza, tenutosi a Nervi nel 1960, era stato eletto presidente della Association Internationale des Critiques de la Danse.
Tra le opere specifiche ha pubblicato Il balletto in Italia e i Cinquantanni di opera e di balletto (Roma 1954). Instancabile ricercatore aveva concluso nel 1983 una amplissima
Storia Universale della Danza, uscita per i tipi della casa editrice Holsky. Negli ultimi anni della vita aveva condotto a termine una monumentale Storia del Balletto, in attesa di pubblicazione.
L’intensa attività romana non gli aveva fatto rallentare  i suoi rapporti con l’amata Tivoli, dove tornava spesso per un vivificatore approdo alle origini, intrattenendosi con i comuni amici della sua fanciullezza. Fu in una di quelle occasioni, nei fervidi anni della ripresa dell’attività della Società Tiburtina di Storia ed Arte, che ebbi occasione di conoscerlo, io giovane segretario del sodalizio, attraverso le comuni conoscenze del presidente Gustavo Coccanari e dell’economo Antonio Parmegiani. Egli appariva nel vigore della piena maturità che si manifestava attraverso una vivacità e un’acutezza d’ingegno, un’innata signorilità di modi, impreziosita dai contatti quotidiani e dalla versatilità di scrittore e di critico d’arte. Fu allora che maturò l’impegno di pubblicare un saggio per onorare la memoria di Filippo Guglielmi, il suo maestro, già a suo tempo compilato e poi accantonato. Il lavoro subi una profonda revisione e, in breve tempo, fu pubblicato nel 1952, nel XXV volume degli «Atti e Memorie», il secondo della ripresa dopo l’interruzione della guerra.
Il lettore che intendesse ripercorrere oggi, attraverso la prosa di questo saggio, troverebbe in sintesi gli elementi caratteristici dell’uomo: il rigore del critico, la struggente malinconia
per la sorte sfortunata di Guglielmi e la profonda nostalgia per le comuni aspirazioni vissute a Tivoli, in un variegato quadretto idilliaco fatto di impegni quotidiani.
La scomparsa di Gino Tani, per i meriti da lui acquisiti nel campo culturale, nel settore storico e critico della danza e della musica, ha rappresentato una perdita incolmabile per Tivoli. La Società Tiburtina, che ne piange la perdita, attraverso il presente ricordo intende additarlo alle giovani generazioni.
                                                                                                                                                    RENZO MOSTI