Archivi del mese: novembre 2019

Invito Settimio Severo

Torna alla luce un nuovo busto dell’imperatore Settimio Severo, presentazione e conferenza.

Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio

per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo

e l’Etruria meridionale

 

 Torna alla luce un nuovo busto dell’imperatore Settimio Severo

Presentazione dell’opera e Conferenza

Mercoledì 4 dicembre  2019, ore 16.00

 Palazzo Patrizi Clementi-via Cavalletti n.2, 00186-Roma

 

Mercoledì 4 dicembre 2019 è stato presentato a Palazzo Patrizi Clementi, sede della Soprintendenza, un nuovo splendido busto-ritratto in marmo, a grandezza superiore al vero, di Settimio Severo, restaurato grazie alla collaborazione con l’Istituto Autonomo Speciale Villa Adriana e Villa d’Este, che arricchisce notevolmente la serie di immagini del famoso imperatore (193-211 d.C.) originario di Leptis Magna in Tripolitania. L’opera è stata recuperata dalla Guardia di Finanza nel 2018 e, secondo le notizie acquisite, è tornata alla luce durante scavi clandestini nel 2016-17 in loc. Inviolata, nel settore dell’antico AgerTiburtinus attualmente compreso nel Comune di Guidonia Montecelio (Rm). Il ritratto presenta il fondatore della dinastia severiana in veste militare, con lorica e paludamentum, e riflette il c.d. quarto tipo dell’iconografia di Severo, databile al 204-211 d.C.

Il luogo di provenienza potrebbe coincidere con la nota “Villa della Triade Capitolina” (all’interno del Parco naturale-archeologico dell’Inviolata), balzata agli onori della cronaca per il rinvenimento nel 1992 – anche allora nel corso di devastanti scavi abusivi – del gruppo scultoreo della Triade Capitolina (tardo periodo antonino-età severiana), oggi esposto nel Museo Civico Archeologico “Rodolfo Lanciani” a Montecelio. La villa, che già il culto statuale della Triade olimpica riporta a un personaggio altolocato, potrebbe essere appartenuta, sulla base di una monumentale iscrizione funeraria, alla famiglia senatoria dei Servilii Silani, proprietari di altre villae nei dintorni di Roma, e potrebbe essere confluita nel demanio imperiale con le confische seguite all’uccisione, sotto Commodo, di alcuni senatori, tra cui un Silano. È stato anche ipotizzato che dalla stessa villa dell’Inviolata provenga la bellissima statua, conservata nell’Antiquarium di Villa Adriana, raffigurante l’imperatrice Vibia Sabina o una domina della corte adrianea.

Il busto di Settimo Severo poteva far parte di una galleria di ritratti di “Cesari”, come documentato in altre residenze di otium, con cui il proprietario esprimeva la sua adesione all’ideologia imperiale. La presentazione dell’opera, dopo l’introduzione del Soprintendente Arch. Margherita Eichberg, ha visto l’intervento del Cap. Filippo Esposito, Guardia di Finanza – Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria Roma; a seguire, le relazioni di Zaccaria Mari – Il nuovo busto di Settimio Severo: ipotesi sul contesto di rinvenimento; Massimiliano Papini – Il nuovo busto di Settimio Severo: inquadramento tipologico e stilistico; Giuseppina Ghini, Silvia Aglietti – Settimio Severo: il potere dell’esercito. Conclude Alfonsina Russo, Direttore del Parco Archeologico del Colosseo.

 

Invito Settimio Severo

Settimio_Severo_programma

Conferenza_Severo_2
Courtesy prof. Francesco Ferruti, 4 dicembre 2019.
Conferenza_Severo_1
Courtesy prof. Francesco Ferruti, 4 dicembre 2019.
Conferenza_su_S_Ignazio_22_11_2019

Un Convegno sulla presenza della Compagnia di Gesù a Tivoli.

Un Convegno sulla presenza della Compagnia di Gesù a Tivoli

                               Promosso dal Centro Italiano Femminile provinciale e comunale e con il patrocinio del Comune di Tivoli, nella sala conferenze del Museo civico il 22 novembre si è svolto un convegno su Ignazio da Loyola e l’opera dei gesuiti a Tivoli. Moderato da Renata Micheli, presidente nazionale del C.I.F., hanno presentato i risultati di significative ricerche documentarie padre Robert Danieluk, archivista della Compagnia di Gesù e la consocia Maria Luisa Angrisani dell’Università La Sapienza. Sostegno scientifico all’iniziativa è stato dato dalla nostra Società Tiburtina di Storia e d’Arte presente con il suo presidente prof. Vincenzo Pacifici e un significativo numero di soci.

                               Dopo il saluto del sindaco prof. Proietti, che ha posto l’accento sulla memoria storica tuttora viva della valenza didattica e scientifica di una Istituzione che aprì proprio a Tivoli la prima scuola del Rinascimento, padre Danieluk, attraverso una nutrita serie di diapositive relative a documenti archivistici, ha percorso le tappe più significative della formazione complessiva di Ignazio da Loyola e della sua conversione. A partire dalle certificazioni dei suoi studi parigini, della corrispondenza con il primo “drappello” dei compagni, dei suoi benefattori, è emersa la singolare fotografia del cammino costante verso una vera e propria rivoluzione di intenti tesa alla supina accettazione del dettato papale “perinde ac cadaver”, formando  quell’ ordine di carattere militaresco che darà significativi frutti proprio nel combattimento dottrinario della Controriforma cattolica.

                               L’intervento di Maria Luisa Angrisani si è articolato in punti diversi: anzitutto ha fornito la  citazione delle testimonianze su documenti autografi della nascita della Compagnia di Gesù a Tivoli e dell’istituzione della schuoletta per li abecedarii e del Collegio di studi umanistici che perdurò fino al secolo XIX. Sulla approvazione del papa alla proposta ignaziana è stata presentata la lettera del cardinale  Gaspare Contarini nella quale papa Paolo III Farnese il 3 settembre 1539 dava cenni di benevolenza sulla costituzione di una nuova Compagnia religiosa ma che in realtà subì revisioni e aggiustamenti diversi fino alla conferma risolutiva da parte del papa Giulio III il 21 luglio 1550.

                               Sui contatti del fondatore Ignazio con Tivoli i documenti attestano due sole presenze, la prima l’8 settembre 1549 per la presa di possesso di due camere con un po’ di orto donate alla Compagnia dal chierico di Segovia Luis de Mendoza, la seconda in occasione dell’arbitrato tra Tivoli e Castelmadama per una questione di confini in giorni precedenti l’11 ottobre dello stesso anno e dove il Loyola stesso – che peraltro si allontanò dalla città di Roma solo 8 volte documentate – scrive di avere voluto alloggiare fuori di entrambi le città per evitare accuse di partigianeria.

                               L’esposizione è proseguita illustrando  il carattere e la tipologia della scuola e del Collegio, le benemerenze spirituali e civili acquisite dai gesuiti nel corso di tre secoli di permanenza a Tivoli e soprattutto il tesoro librario accumulato, che consta di circa 14000 volumi e su cui la relatrice ha ripetutamente richiamato l’attenzione sull’indifferibile sistemazione in luogo idoneo, sulla necessità di restaurare di un gran numero di volumi di pregio e l’eccezionalità degli stessi, patrimonio di inestimabile cultura ormai completamente abbandonato.

Conferenza_su_S_Ignazio_22_11_2019

 

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Mostra “Lapis Tiburtinus. La lunga storia del travertino”

Museo della città in Piazza Campitelli a Tivoli

L’inaugurazione è avvenuta sabato 11 maggio 2019 alle ore 17,30, con grande affluenza di pubblico.

(Nella foto in basso, Fabrizio Mariotti e la dott.ssa Maria Antonietta Tomei, curatori della Mostra, insieme al Sindaco di Tivoli prof. Giuseppe Proietti)

Inaugurazione_Mostra_Travertino_11_maggio_2019

la Mostra resterà aperta fino al 31 gennaio 2020.

Locandina_Mostra_TravertinoPieghevole_Mostra_Travertino_1

Pieghevole_Mostra_Travertino_2

Il presidente della Società Tiburtina di Storia e d’Arte prof. Vincenzo Pacifici, il presidente onorario prof. Cairoli Fulvio Giuliani, il vicepresidente prof. Roberto Borgia e i consiglieri prof. Francesco Ferruti, prof. Franco Sciarretta e dott. Zaccaria Mari e la consocia dott.ssa Valentina Cipollari hanno collaborato attivamente per questa Mostra, anche con contributi presenti nel catalogo della Mostra stessa, catalogo curato dalla prof. Maria Antonietta Tomei e dal prof. Roberto Borgia.

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Tavola XIV, Cave di travertino e operai al lavoro, da ZABAGLIA 1743.

 

LA LUNGA STORIA DEL TRAVERTINO

è con grande soddisfazione che l’Amministrazione Comunale presenta la nuova Mostra allestita nel

Palazzo della Missione, mostra che si estende ad occupare anche il secondo piano del Museo della città, di cui è appena finito l’accurato restauro coordinato dal Dipartimento VIII del Comune. Per l’occasione, dunque, tutti gli spazi disponibili del palazzo sono dedicati ad un allestimento che durerà per tutto il 2019 e che si presenta di eccezionale rilevanza per Tivoli, perché tratta di un materiale, il Travertino, famoso per il suo grande utilizzo in tutto il mondo.

Come noto, il termine “Travertino” risulta dalla corruzione del latino lapis Tiburtinus: la pietra tiburtina fu così denominata in quanto le cave più importanti si trovano nel territorio dell’antica Tibur.

Si tratta di un calcare dotato di caratteristiche particolarmente adatte all’uso edilizio: materiale che ha avuto una vastissima diffusione nell’architettura romana di tutti i tempi, al punto da essere conosciuto come “Travertino romano”. Pur se questo tipo di pietra viene estratto anche in altre regioni italiane (Toscana, Marche, Lazio, Campania, Molise) ancora oggi dall’area di Tivoli e Guidonia ne proviene la maggior quantità e la migliore qualità.

Per la sua capacità di non alterarsi nelle condizioni ambientali più difficili, risulta una pietra ideale per tutti i tipi di realizzazioni architettoniche: dalle parti strutturali ai rivestimenti di facciata, dalle pavimentazioni agli arredi, alle sculture e così via.

Fin dall’epoca romana il Travertino è stato usato per gli edifici più importanti: oltre ai templi, agli archi trionfali e ai teatri, ricordiamo che il Colosseo, il monumento più famoso e visitato di Roma, fu edificato con blocchi di pietra tiburtina. In età rinascimentale e barocca moltissime chiese e palazzi patrizi ebbero la facciata rivestita di travertino e con il lapis Tiburtinus furono costruite la Basilica con il colonnato di S. Pietro e le splendide fontane del Bernini.

Come ben illustrato nel Catalogo, l’utilizzo del Travertino a Roma è proseguito nel XX secolo, con le grandiose costruzioni dell’Eur e ancora, ai giorni nostri, è stato utilizzato dai più famosi architetti per il Museo dell’Ara Pacis e la chiesa di Tor tre Teste; per l’ Auditorium; per la Moschea, per la Nuvola dell’Eur.

La Mostra, alla quale hanno collaborato l’Istituto Villa Adriana-Villa d’Este, la Soprintendenza territoriale di Stato e il Centro per la valorizzazione del Travertino romano, è stata curata da Maria Antonietta Tomei, consigliere del Sindaco per i Musei Civici, insieme a Fabrizio Mariotti, della società Carlo Mariotti & figli S.p.a., che ha interamente finanziato il Catalogo.

I grandi progetti architettonici realizzati in tutto il mondo, ai quali 1′ allestimento dà ampio risalto, sono una straordinaria testimonianza non solo dell’importanza del lapis Tiburtinus, ma anche delle grandi capacità delle maestranze e delle aziende di Tivoli e del territorio, che lo hanno fornito e lavorato.

Il Catalogo è stato curato con grande attenzione da Maria Antonietta Tomei e da Roberto Borgia, della Società Tiburtina di Storia e d’Arte, ai quali vanno tutti i miei ringraziamenti.

 Giuseppe Proietti

Sindaco di Tivoli

 

Indice_Catalogo_Lapis_Tiburtinus_2019