Archivi del mese: ottobre 2018

L’affresco della Madonna degli Arci

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Madonna degli Arci, foto 2018.

Madonna degli Arci

Ecco quanto ci scrive il prof. Francesco Ferruti, consigliere della Società Tiburtina di Storia e d’Arte, a proposito dell’affresco degli Arci, posto sotto il primo arco provenendo da Castel Madama. L’immagine ci è stata fornita dal Roberto Giagnoli, noto fotografo di Tivoli.

“Il restauro mi pare davvero urgente, perché l’affresco, seppur molto ridipinto, riveste un certo interesse.

Da quanto si può vedere, si tratta di una Madonna in trono col Bambino posta sotto un arco acuto (o uno scudo). La forma dell’arco stesso, le caratteristiche del volto della Vergine, la conformazione del trono con i due pomelli a coronamento dei montanti laterali mi sembrano indicare che l’originale possa risalire alla fine del XIII secolo e sia attribuibile a una scuola di frescanti romani, con possibile derivazione dalla maniera di Jacopo Torriti.

Ho trovato le somiglianze più stringenti con l’affresco della “porta Iudicii” dell’antica basilica di San Pietro in Vaticano, di cui allego una foto. Infatti quest’affresco è assegnato proprio alla scuola torritiana della fine del ‘200.

L’immagine sacra poteva svolgere una funzione analoga a quella del Salvatore “dellu Reposu” all’altezza dell’arco di Quintiliolo, dove i viandanti si riposavano e invocavano la protezione del Salvatore prima di entrare a Tivoli. Agli Arci, invece, potevano rivolgersi alla Madonna prima di entrare in città”

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Affresco nelle Grotte Vaticane
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Gaspar van Wittel, Veduta di Tivoli (Arci), disegno, Hamburger Kunsthalle (courtesy Roberto Borgia, 2018)

 

 

Riaffiora un criptoportico della cosiddetta Villa di Valerio Massimo a Tivoli

Il criptoportico (ovvero “portico nascosto” per passeggiate al fresco) è solo un braccio di un complesso ipogeo molto più ampio, venuto alla luce a circa 4 metri di profondità, in modo del tutto inatteso, durante lavori Acea in viale G. Mazzini, quasi davanti alla Stazione Ferroviaria. Il sotterraneo è parte di una delle più grandi ville residenziali dell’antica Tibur, attribuita dalla tradizione erudita al censore M. Valerio Massimo (costruttore nel 307 a.C. della Via Valeria), scenograficamente disposta con terrazzamenti digradanti sul ridente pendio a destra del fiume Aniene. I resti della villa, situata lungo la stessa Valeria e confinante con la necropoli tiburtina, fu notevolmente distrutta alla fine dell’Ottocento dalla costruzione della Stazione. Il criptoportico, lungo m 15, alto 3, e terminante con un vano rettangolare ove era la scala di accesso, databile al II sec. d.C., si segnala per la pregevole decorazione in stucco dipinto, particolarmente conservata sulle volte a botte che presentano le caratteristiche finestre “a gola di lupo” per far entrare aria e luce, ma non il calore. Gli stucchi si articolano in piccoli lacunari quadrati con ricca cornice a ovuli, racchiudenti una rosetta. Fra i lacunari si interpongono steli foliati e nei punti di congiunzione era un’applique circolare, in bronzo o altro materiale pregiato, di cui restano le impronte. Le pareti, in opera laterizia, erano ricoperte di intonaco dipinto. Gli scavi in corso stanno scoprendo un pavimento a mosaico bianco che aveva anche la funzione di aumentare la luminosità dell’interno.
L’Acea su prescrizioni della Soprintendenza ha messo in sicurezza il criptoportico che non verrà più reinterrato, come previsto in un primo tempo, ma sarà accessibile tramite un pozzetto. Ciò anche al fine di rendere possibile un futuro intervento di restauro e un collegamento con la vicina tomba della vestale Cossinia. (Z. M.)

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1_Brun_villa_valerio_massimoGiovanni Brun, Avanzi della Villa di Valerio Massimo a Tivoli, da “Nuova raccolta di 100 vedute antiche della città di Roma e sue vicinanze / incise, e dedicate da Giovanni Brun, a sua eccellenza r[oman]a Monsr. D. Stanislao Sanseverino, de’ principi di Bisignano …”, Roma, ante 1816.

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