Archivi del mese: giugno 2018

Segnalazione del volume “Die republikanischen Otiumvillen von Tivoli” di Martin Tombrägel

Otiumvillen_von_Tivoli

Martin TOMBRÄGEL, Die republikanischen Otiumvillen von Tivoli. Palilia 25. Wiesbaden: Reichert Verlag 2012, pagine 255.

Con la collana “Palilia” l’Istituto Archeologico Germanico di Roma offre una nuova serie di pubblicazioni, con opere monografiche sulla ricerca archeologica in Italia. In particolare si cerca di fare spazio a nuove questioni e metodi di ricerca innovativi, nonché argomenti spesso trascurati dall’archeologia classica. Oltre alle aree di ricerca archeologica vera e propria come la scultura greco-romana, l’iconografia, l’architettura, la ricerca urbana e gli studi topografici, sono inclusi temi di storia sociale, economica e religiosa, nonché materiali della cultura quotidiana. Nello stesso tempo è previsto un supplemento alle opere stampate, mediante la fornitura digitale di materiali aggiuntivi.
Il venticinquesimo volume di Palilia offre un’analisi completa della storia architettonica delle ville che potremmo chiamare di lusso o villae urbanae (otiumvillen, con termine tedesco), cercando di sondare anche le origini di questi affascinanti edifici nel loro contesto storico-sociale. Non serve sottolineare che il territorio dell’antica Tibur costituì uno dei centri più importanti per l’insediamento di queste costruzioni a partire dall’età repubblicana. In estate, i senatori romani ed in generale tutte le nobili famiglie erano attratti dalla fresca atmosfera del colle tiburtino per sfuggire alle cattive condizioni climatiche di Roma, che, ricordiamo, era ancora piena di acquitrini non ancora bonificati.
Terreno ideale perciò per le villae urbanae, che, come ricordano Plinio il vecchio e Vitruvio, erano le residenze di campagna che potevano essere facilmente raggiunte da Roma (o da un’altra città) per offrire risposo e svago per un periodo limitato di tempo. La villa urbana divenne poi una vera e propria sede di prestigio per i più ricchi ed un luogo di relazioni sociali. Col tempo la loro estensione superò quella delle domus della città, offrendo tutte le comodità per il corpo e per la mente, come stanze per i bagni caldi e freddi, palestre, piscine, sale di lettura e biblioteche. Presenti ampi porticati che permettevano passeggiate in qualsiasi ora del giorno, le ville erano circondate da parchi e giardini molto curati. Naturalmente viene subito in mente la villa per eccellenza, la Villa Adriana, e con un salto di diversi secoli la Villa d’Este, entrambe residenze utilizzate saltuariamente dai loro padroni (per la Villa d’Este siamo più informati: il cardinale Ippolito II vi dimorava in estate solo per qualche mese).
Nel suo studio, Martin Tombrägel discute la genesi architettonica delle prime ville romane dedicate all’ozio (il termine non aveva un’accezione negativa come nel linguaggio attuale; otium suum consumpsit in historia scribenda, dice Cicerone, Brutus sive de claris oratoribus 24.93) a Tivoli. Una serie di imponenti residenze d’élite furono perciò costruite qui dall’inizio del II secolo avanti Cristo, utilizzando il caementicium, la nuova tecnologia di costruzione che diede il via a nuovi progetti architettonici. Il caementicium si trova spesso indicato in Vitruvio (De architectura 2.4.1) anche col nome di structura caementicia, ed è formato dall’unione di frammenti di pietra, di materiale cotto e di altri materiali da costruzione con la malta. La qualità dei frammenti adoperati nella miscela, il loro taglio, la proporzione rispettiva e la composizione della malta costituiscono criterî per la datazione di un tale sistema costruttivo, che fu invenzione prettamente romana e che dura ancora ai giorni nostri quasi senza varianti. «È incerto quando sia stato scoperto l’uso della calce e quindi dell’opus caementicium; gli esempî più antichi datati in Roma sono i basamenti dei templi della Concordia (121 a. C.,) e dei Dioscuri (117) e in Pompei i templi di Apollo e di Giove, la basilica, il grande teatro, le terme stabiane, ecc. Naturalmente, il trovare questo nuovo sistema di costruzione, che si sostituì al vecchio opus quadratum, in monumenti pubblici, già verso la metà del sec. II a. C., fa supporre un periodo anteriore di almeno un paio di generazioni come preparazione, in fabbriche di minore importanza, e quindi ne fa risalire gl’inizî verso il 200 a. C. Qualche incendio deve avere casualmente amalgamato una certa quantità di pietra calcare con una corrispondente quantità di tufo friabile (cappellaccio romano o pietra del Sarno) e dimostrata così la potenza coesiva di una tale miscela, più compatta della pietra stessa e molto adatta a collegarsi con essa, speziata in minuti frammenti», Giuseppe Lugli, in Enciclopedia Italiana Treccani, 1931, s.v. Cementizia opera.
Il Tombrägel presenta i suoi risultati in base ad osservazioni individuali, e tecniche di costruzione e fasi di costruzione di ogni singolo complesso. Il libro è diviso in una “parte tecnica costruttiva” (pp. 19-105), una “parte di architettura storica” (pp. 107-189) e una “parte storica” (pp. 191-225). Il catalogo comprende cinquantatré ville nella zona occidentale di Tivoli, e sette ville (dal numero 54 al 60) nella zona orientale. Il catalogo è organizzato topograficamente partendo da Nord, dal colle di Colle S. Antonio (n.1) e terminando nella zona tufacea nella parte sud-occidentale di Tivoli (n.53). All’interno del catalogo le ville sono organizzate ancora una volta in base a riferimenti geologici. La descrizione di ogni villa si basa in gran parte, e non poteva essere altrimenti, sulle fondamentali pubblicazioni della Forma Italiae (Cairoli Fulvio Giuliani, Tibur I-II; Zaccaria Mari, Tibur III-IV). Le descrizioni di Giuliani e Mari sono state completate principalmente per quanto riguarda la tecnica di costruzione e con aggiunte di indicazioni delle misure. Quando non c’era la possibilità di esplorare un complesso specifico, i parametri si basano esclusivamente sulla Forma Italiae.
L’identificazione del materiale si riferisce alle stime dell’autore fatte in situ, proponendo una cronologia basata sulle tecniche di costruzione. La discussione sulla denominazione di ciascuna villa tiburtina, sulla quale si sono sbizzarriti archeologi, eruditi e storici, non rientra nell’interesse del volume, considerato che nessuna delle ville tiburtine del periodo repubblicano può essere attribuita con certezza a determinati personaggi.
Considerando perciò che le ville nel testo e nelle illustrazioni non sono citate con il nome topografico, ma con un numero di serie, che deve essere scomposto in una concordanza, l’identificazione delle ville esaminate rimane molto difficoltosa e possiamo dire asettica. L’autore trova un filo comune nei complessi esaminati, quello di una significativa separazione spaziale tra due differenti zone con un differenziamento tra un sistema di alloggi superiore e un’area inferiore utilizzata a giardino. Perciò la zona residenziale risulta ben separata dal giardino. Il volume merita ogni considerazione per la nuova luce che cerca di portare nella genesi e nella datazione dei complessi architettonici considerati e può essere un buon punto di partenza per esami successivi.

(Roberto Borgia, 14 giugno 2018)

Pubblicato il “Vocabolario cerretano” di Sebastiano Di Valeriano

Anche Cerreto Laziale, ridente paesino della Valle del Giovenzano, ha visto codificare finalmente il suo dialetto, grazie al libro “Vocabolario cerretano”. L’opera porta la firma di Sebastiano Di Valeriano, per molti anni insegnante di materie letterarie in scuole di Roma e provincia e poi dal 1992 dirigente scolastico fino al 2012, anno del suo pensionamento. Proprio la possibilità di avere più tempo per dedicarsi a studi e riflessioni, l’ha ispirato a mettere sulla carta  questo vocabolario sul dialetto del suo paese natale. Il volume, ricco di ben 112 pagine, ha come premessa le note grammaticali, seguono poi le varie parole in ordine alfabetico con esempi, proverbi, detti e filastrocche che fanno meglio comprendere l’ambito in cui la parola è utilizzata. In appendice undici tavole di Tiziano Macera (al quale si deve pure il disegno della copertina) che illustrano alcune parole presenti nel vocabolario. Questo l’auspicio dell’autore: “Spero che queste poche pagine siano una spinta alla riscoperta del nostro dialetto, non per negare i tempi correnti o l’Italiano (ci mancherebbe altro!), ma per non cancellare il passato dei nostri padri e perché siano di spinta per capire il presente globalizzato e, se possibile, preparare un futuro migliore”. Il volume è disponibile presso l’autore a Cerreto Laziale oppure presso la Società Tiburtina di Storia e d’Arte. Il volume può essere consultato anche presso la Biblioteca Maria Coccanari Fornari in piazza del tempio d’Ercole a Tivoli.

Copertina_Vocabolario_cerretano_2018