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Conferenza nel Centro Agroalimentare di Roma

La celiachia già 2000 anni fa.

 

Celiachia, 2000 anni fa. Il giallo della morte per malnutrizione di una giovane donna vissuta due millenni fa  in una famiglia agiata lo hanno risolto gli scienziati del “Centro di antropologia molecolare per lo studio del dna antico” dell’università di Tor Vergata “interrogando” le ossa. In un frammento e in un dente hanno scovato le prove scientifiche del primo caso di celiachia noto: il dna estrapolato dal collagene, infatti, ha rivelato la presenza dei marcatori genetici che predispongono alla patologia.

La conferma che l’intolleranza al glutine non è una malattia moderna ma che probabilmente “ha camminato con gli umani per un lungo tratto della loro storia, forse da quando è stato introdotto il frumento nell’alimentazione”.

Questo è il “Caso di Cosa”, l’antica città romana sul promontorio di Ansedonia, in Toscana, dove è stata trovata la sepoltura: i resti ossei di una ragazza di 19-20 anni evidentemente denutrita accanto ad un ricco corredo di gioielli, segno di una vita da benestante. Il cibo, insomma, non le mancava.

I risultati finali dello studio, che ha fatto luce su un caso medico a distanza di duemila anni, sono stati illustrati durante il convegno promosso dal Centro agroalimentare di Roma e dalla Soprintendenza archeologica per l’Area metropolitana su “Produzione e commercio alimentare nell’Impero Romano: agricoltura, mercati, strade, culti”.

Per il “Caso di Cosa” è stato come trasportare indietro nel tempo di venti secoli strumenti e conoscenze scientifiche d’avanguardia per arrivare a una archeo-diagnosi.

A spiegare come uno scheletro sia “uno straordinario archivio di informazioni sulle popolazioni del passato remoto”, come persino il tartaro dentario sia una sorta di “cassaforte” delle abitudini alimentari in grado di consegnare agli scienziati-detective delle ossa, anche dopo migliaia di anni, residui di placca batterica (“e per fortuna in epoca romana non si faceva la pulizia dei denti”), come il tipo di dieta lasci una “firma” biochimica precisa attraverso il rapporto tra azoto e carbonio presente nei resti ossei e come si sia arrivati a chiudere il cerchio intorno al “Caso di Cosa” è stata Cristina Martinez Labarga, professoressa del dipartimento di Biologia dell’università Tor Vergata, antropologa forense, una delle massime esperte nelle indagini sugli scheletri umani di antiche sepolture.
è uno staff di archeo-antropologi molecolari, coordinati dalla professoressa Labarga, a interrogare le ossa con le tecniche più all’avanguardia. Un laboratorio nel laboratorio istituito nel 1996.

Campo d’azione: l’estrazione e l’analisi di antiche biomolecole da campioni storici, archeologici e paleontologici. Che si tratti di mappe genetiche di alcuni dei primi agricoltori dell’Africa o, più vicino a casa, di indagini dietetiche sugli antichi romani. Così come sul “Caso di Cosa”. “I risultati dei test – ha detto a Nature Gabriele Scorrano, che ha condotto lo studio – hanno evidenziato nel suo Dna la presenza di due copie di una variante del gene del sistema immunitario associata alla grave reazione autoimmune al glutine nel rivestimento intestinale. Se avesse escluso i cereali dalla sua dieta non avrebbe avuto questi problemi”.

Le condizioni dello scheletro “hanno rivelato segni di una malnutrizione avanzata dovuta al malassorbimento dei nutrienti – spiega Labarga -, probabilmente fatale: anemia, ipoplasia dello smalto, bassa statura (alta solo un metro e 40), osteoporosi. L’alimentazione dei ricchi dell’epoca prevedeva grandi quantità di cereali, prodotti pericolosi per i celiaci. Ma è stato lo studio biomolecolare a dare le risposte che cercavamo: nella ragazza abbiamo trovato i marcatoti genetici della celiachia. Il che non significa che chi li possiede è necessariamente celiaco, ma che semplicemente ha la predisposizione. La ragazza di Cosa ce l’aveva”.
La giornata di studio dedicata a “Produzione e commercio alimentare nell’Impero Romano” ha avuto un preciso punto di partenza. “Si è preso spunto – ha spiegato l’archeologo Zaccaria Mari, funzionario di zona della Soprintendenza e consigliere della Società Tiburtina di Storia e d’Arte – dal rinvenimento all’interno dell’area del Car di villae rusticae di epoca romana, collegate sia alla via Tiburtina sia al fiume Aniene (utilizzato in antico come via d’acqua). In un quadro di riferimento più ampio che abbraccia anche Roma e Ostia, abbiamo voluto illustrare al grande pubblico la vocazione agricolo-produttiva del territorio di riferimento in epoca classica e focalizzare le importanti eredità del passato rispetto all’oggi”.

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Un eccezionale reperto in consegna permanente a Villa d’Este. La cronaca e le foto.

 

Due, una sola: Arianna
Evento
Villa d’Este
Lunedì, 15 luglio
ore 17.30

L’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este – Villae comunica che lunedì 15 luglio 2019 alle ore 17.30 nel chiostro di Villa d’Este, alla presenza del direttore Andrea Bruciati, si celebra la cerimonia di consegna permanente di un’opera di importantissimo valore storico, artistico e culturale di II sec. d.C., un coperchio di sarcofago del tipo a kline (a forma di letto) in marmo di Luni,con defunta semisdraiata raffigurata nel sonno eterno secondo lo schema dell’Arianna dormiente.
Oggetto di scavo clandestino nei dintorni di Roma, il pezzo è uscito illegalmente dal territorio italiano ed è stato acquistato sul mercato internazionale per 4,5 milioni di dollari. Recuperato con l’operazione Bella Addormentata, in collaborazione investigativa tra i carabinieri del TPC (Tutela Patrimonio Culturale ) e l’Homeland Security Investigation – Immigration and Customs Enforcement (agenzia federale statunitense), è stato formalmente restituito all’Italia nel 2015.
“La figura della defunta, semidistesa, con gli occhi chiusi e un’espressione serena – commenta la dott.ssa Benedetta Adembri, funzionario archeologo delle Villae – è colta nella quiete della morte, quasi come se dormisse. L’atmosfera sospesa che emana dalla scultura, sottolineata da un molle abbandono che sembra esprimere la sensazione di attesa del risveglio, deriva dall’utilizzo di uno schema compositivo che permette la trasposizione dell’evento reale sul piano mitico: il soggetto è infatti ritratto nella posa di
Arianna, personaggio raffigurato anche in alcuni rilievi provenienti da Villa Adriana.”
“Il soggetto – prosegue il direttore delle Villae Andrea Bruciati – rappresenta un paradigma: la defunta raffigurata come Arianna, abbandonata durante il sonno nell’isola di Nasso da Teseo, cui aveva prestato il proprio aiuto contro il Minotauro, acquisisce uno status in qualche modo divino e la possibilità di una nuova vita nei Campi Elisi. L’opera scioglie nel sonno di Arianna gli aspetti più dolorosi della morte, trascinando nella dimensione del mito, con la sua densità di significati, l’esperienza umana.”
Nella logica del progetto Eva vs Eva, l’adozione di Arianna rappresenta inoltre un’azione estremamente importante perché convalida il dialogo silenzioso e complice fra due
statue femminili, la cosiddetta Venere dormiente della fontana del chiostro e la stessa Arianna, rispecchiate nella medesima iconografia. La simmetria spaziale fra le interlocutrici e il nuovo asse visivo ridefiniscono così da un punto di vista museografico il chiostro della Villa, che assurge ora a dispositivo focale dal grande interesse antiquario e botanico, divenendo snodo primario del rinnovato percorso di visita.
Info:
benedetta.adembri@beniculturali.it
va@beniculturali.it
Ingresso libero, sino ad esaurimento posti

 

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LA CRONACA DELLA CERIMONIA

(testo e foto dalla pagina Facebook del NOTIZIARIO TIBURTINO. Le foto sono state scattate dalla prof.ssa Anna Maria Panattoni)

 

Villa d’Este – Da stasera 15 luglio 2019 ufficialmente entra a buon diritto nell’allestimento museale del Chiostro della residenza del Cardinale Ippolito II il coperchio di sarcofago in marmo di Luni (II sec. d.C.) recuperato dal Comando Tutela Patrimonio Culturale dell’Arma dei Carabinieri con la collaborazione investigativa dell’Homeland Security Investigation – Immigration and Customs Enforcement, agenzia federale statunitense.
Oggetto di scavo clandestino nei dintorni di Roma, il reperto era uscito illegalmente dal territorio italiano ed era stato acquistato sul mercato internazionale per 4,5 milioni di dollari. Recuperato con l’operazione “Bella addormentata” è stato formalmente restituito all’Italia nel 2015 ed è giunto cinque giorni fa a Tivoli per essere collocato, come in antico, in uno dei più bei contenitori d’Arte qual è la Villa d’Este.
Ora dialoga virtualmente con l’altra figura femminile posizionata nel Chiostro.

Soddisfazione è stata espressa dal Generale di Brigata Fabrizio Parrulli, comandante del Reparto TPC dei Carabinieri che ha ricordato anche i 50 anni del prezioso Impegno dell’Arma nel recupero delle opere d’arte, e dal Direttore dell’Istituto autonomo VA- VE, dott. Andrea Bruciati, pronto a rivisitare, anche dal punto di vista della collocazione delle essenze vegetali, l’assetto del Chiostro della dimora estense.

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Grande affluenza alla visita guidata al cantiere di restauro del Mausoleo dei Plauzi, sabato 15 giugno 2019, ore 18:00

Un’opportunità unica per visitare il cantiere di restauro del Mausoleo dei Plauzi a ponte Lucano! Chiederemo che, col procedere dei lavori, l’iniziativa venga ripetuta!

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CLICCARE SULLE FOTO PER INGRANDIRLE

Con rara competenza il dott. Zaccaria Mari, consigliere della Società Tiburtina di Storia e d’Arte, ha illustrato innanzitutto la zona in cui sorge il complesso monumentale Ponte Lucano-Sepolcro dei Plauzi; poi ha parlato del Mausoleo, soffermandosi sulla storia del monumento, le nuove scoperte effettuate e il programma dei lavori di restauro.

Al termine la sig.ra Luisa Galeone ha letto questo suo breve componimento, scritto nel 2013, che è stato particolarmente apprezzato da tutti i presenti, riscuotendo un caloroso applauso:

 

MAUSOLEO DEI PLAUZI

 

Una torretta eretta a sepolcro

Da chi in quel fortino

Aveva immortalato

I propri cari.

 

Silenzioso e imponente

È arrivato a noi

Per essere condannato

Al fango.

 

E limitato da un muro di cemento

Che racchiude

Le ferite del tempo.

 

Ma tu

Che non temi la morte

Ci dimostri

Che l’inedia umana

Non conosce età e confini.

   

Presenti, tra il folto pubblico di soci e appassionati, il sindaco di Tivoli dott. Giuseppe Proietti, consigliere onorario della Società Tiburtina, il prof. Roberto Borgia, vicepresidente della stessa e i consiglieri prof. Pietro Candido, avv. Massimo Ferrari e prof. Adriano Genga.

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Queste le toccanti parole che il consocio ing. Gianni Andrei ha voluto scrivere dopo la visita:

«UNA RINNOVATA EMOZIONE

Ieri pomeriggio la Società Tiburtina di Storia e d’Arte ha proposto una fondamentale “visita guidata” nel cantiere di restauro del Mausoleo dei Plautii, dove la storia e l’archeologia si sono rianimate nel paesaggio fluviale e, direi, monumentale dell’Aniene, che qui scorre placido e silenzioso dopo il fragoroso salto dalla rupe tiburtina.

Tanti i presenti, tra cultori e appassionati di Tivoli e “curiosi” assetati di conoscenza e di curiosità. È questo un buon segno, comunque. Grazie a loro, la speranza che Tivoli risplenda è concreta.

Gli eminenti studiosi della Soprintendenza, Anna Paola Briganti e Zaccaria Mari (che sono tra i dirigenti dell’imponente restauro) con grande perizia, competenza e passione hanno saputo trasportare i presenti in un’atmosfera affascinante del passato, non mancando di farci virtualmente penetrare nelle viscere del grande mausoleo, probabile modello del mausoleo di Adriano, oggi Castel Sant’Angelo.

Insomma, ci si è agevolmente ritrovati secoli addietro, viandanti che attraversano Ponte Lucano e si soffermano nello stupore della solennità del Mausoleo e dell’ambiente.

Molte le belle e care persone che ho qui incontrato, tra cui il prof. Roberto Borgia, vice Presidente della Società Tiburtina di Storia e d’Arte, altri Consiglieri della Società, e poi, il sorriso della dott.ssa Valentina Cipollari e di altre amiche ed amici (impossibile nominarvi tutte e tutti).

Un gran bel pomeriggio culturale, al di là della retorica e della “superbia”!

                                                                                                                                                                                      Gianni»

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Villa d'Este, il cortile, anno 1950.

Le Ville di Tivoli: ingresso gratuito tutti i primi lunedì del mese da maggio fino a dicembre per tutti, mentre rimane l’ingresso gratuito per tutto l’anno per i cittadini di Tivoli e dei comuni limitrofi

Sono numerose, nel corso del 2019, le giornate ad ingresso gratuito, volute dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Oltre alle prime domeniche del mese da ottobre a marzo e alla Settimana dei Musei, l’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este –Villae promuove e favorisce l’ingresso gratuito tutti i primi lunedì del mese da maggio a dicembre per tutti.

“Il libero accesso ai siti culturali – afferma il direttore delle Villae, AndreaBruciati– è una misura necessaria per consentire una fruizione diffusadel patrimonio. Garantire tutte le fasce della popolazione, attraverso le gratuità, ma soprattutto grazie a una politica di accessibilità intesa in senso ampio, è una precisa e determinante scelta del nostro Istituto. Le Villae, fuse nel loro contesto ambientale, regalano inoltre un’esperienza emozionale oltre che culturale unica nel suo genere. In questa ottica, incentivare l’accesso nei giorni di minore flusso, quando maggiore è la tranquillità e il piacere di godere questi luoghi eccezionali, mi è sembrata l’opzione migliore da offrire”.

Nelle Villae, infine, si intensifica l’iniziativa relativa all’ingresso gratuito ogni lunedì, per tutto l’anno, riservato ai cittadini di Tivoli e dei comuni limitrofi (Castel Madama, Guidonia Montecelio, Marcellina, San Polo dei Cavalieri, San Gregorio da Sassola, Vicovaro, ad eccezione di Roma), per favorire un dialogo continuativo​con il territorio, volto ad una riappropriazione identitaria dei luoghi della cultura da parte della popolazione.

Informazioni:

www.villaadriana.beniculturali.it

va-ve@beniculturali.it

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Presentato il Premio Bulgarini sulla storia di Tivoli, venerdì 17 maggio 2019

 

La presentazione del premio Bulgarini sulla storia di Tivoli, rivolto agli studenti delle quinte classi della scuola primaria per l’anno scolastico 2019/2020, è avvenuta nell’ambito della rassegna SeminarLibri nel palazzo dell’ex-Seminario vescovile in Piazza del Seminario a Tivoli, venerdì 17 maggio 2019 ore 17,30.

VAI ALLA PAGINA DEL PREMIO BULGARINI

Venerdì 17 maggio 2019, nel palazzo dell’ex Seminario vescovile a Tivoli, è stato presentato il Premio “Francesco Bulgarini” sulla storia di Tivoli per l’anno scolastico 2019/2020 rivolto a tutti gli alunni delle quinte classi delle scuole primarie di Tivoli, statali e parificate.

Il Premio è stato presentato dalla sig.ra Daniela Napoleone Bulgarini, in rappresentanza della famiglia Bulgarini, che vuol ripristinare il premio, dopo una lunga interruzione, considerandolo come vera e propria integrazione degli alunni; dal prof. Franco Sciarretta, consigliere della Società Tiburtina di Storia e d’Arte e dal prof. Roberto Borgia, vicepresidente della stessa.

Ha concluso l’ing. Gianni Andrei, che da diversi anni si sta adoperando affinché il Premio possa ritornare ad essere un punto di riferimento per la giovani generazioni tiburtine, nate o residenti a Tivoli, in modo che, conoscendo la storia e le bellezze di Tivoli, portino loro rispetto e amore, coinvolgendo anche i genitori.

In particolare è stato sottolineato che dal sito della Società Tiburtina di Storia e d’Arte (www.societatiburtinastoriaarte.it) possono essere visualizzate tutte le informazioni e scaricare gratuitamente i testi utili per la preparazione al Premio. Inoltre possono essere scaricati libri, riviste, libri di viaggio, di curiosità, dialetto, poesia, raccolte e repertori, sempre su Tivoli e sulla zona circostante presenti sul sito in numero di circa trecento.

La presentazione si è svolta nell’ambito della rassegna SeminarLibri, organizzata dalla Libera Università “Igino Giordani”, giunta ormai alla quinta edizione, che ha il merito di vivacizzare per tre intere giornate il panorama culturale di Tivoli con eventi, mostre, conferenze e presentazioni di libri. Quest’anno la rassegna era dedicata a Leonardo da Vinci in occasione dei 500 anni dalla morte del genio del Rinascimento, del quale sono stati trattati alcuni aspetti molto originali.

 

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Locandina_Premio_Bulgarini_SeminarLibri

 

Copertina

Allestimento complesso Anfiteatro di Bleso-Rocca Pia, sabato 18 maggio 2019 ore 11:00

 

Sabato 18 maggio 2019 ore 11,00

ROCCA PIA A TIVOLI

Ci sono stati l’inaugurazione dell’allestimento Complesso Anfiteatro di Bleso-Rocca Pia e la presentazione della pubblicazione sui due monumenti e sull’allestimento stesso.

La Rocca Pia è visitabile nei giorni di sabato e domenica. Visita guidata gratuita.
Orari visita (ampliati!): 10,40-11,00-11,30-12,00-12,30-12,45; 15,15 (in inglese)-15,45-16,15-15,45-16,45-17,15-17,30 (fino a tutto agosto 2019).
Sono disponibili un massimo di 20 posti per ciascun turno di visita che avrà la durata di 30 minuti.
Il turno di visita si prenota direttamente in ingresso secondo disponibilità e fino ad esaurimento posti.

VEDI L’INTERVENTO DEL SINDACO DI TIVOLI, DOTT. GIUSEPPE PROIETTI, IN OCCASIONE DELL’INAUGURAZIONE

VEDI L’INTERVENTO DELL’ASSESSORE ALLA CULTURA URBANO BARBERINI (sito esterno)

Copertina

rocca pia

 

COMPLESSO DELLA ROCCA PIA. PERCORSO MUSEALE

Il complesso della Rocca Pia si estende a comprendere anche il vicino Anfiteatro di Bleso, sui resti del quale nel 1461 iniziarono i lavori per la costruzione della fortezza.

La zona è sempre stata una delle più importanti della città: già in età protostorica l’area era infatti occupata dalle capanne di un abitato di Sabini;nella stessa zona, tra le Torri e piazzale Matteotti, all’inizio degli anni Cinquanta,fu rimessa in luce un’estesissima e ricca necropoli, databile tra il IX e il VI secolo a.C.

Sull’Anfiteatro romano un’iscrizione informa che un certo M. Tullius Blaesus in età adrianea ne finanziò l’inaugurazione; un’altra, che nell’arena si svolgevano giochi gladiatori. Adagiato sul pendio della collina, era fuori delle mura urbiche, ai limiti dell’area abitata.

La Rocca Pia, come noto, deve il suo nome a Pio II Piccolomini, il papa umanista che ne iniziò la costruzione nel 1461, sull’estremità ovest dell’anfiteatro e a ridosso della cinta urbana medievale. Il punto fu scelto in base a considerazioni strategiche, sia per tenere sotto controllo la città che per dominare le vie di accesso alla Rocca da tutte le direzioni. Il completamento dell’opera avvenne con papa Alessandro VI Borgia (1492-1503).

La fortezza è costituita da quattro torri coronate da merli guelfi e unite da alti muraglioni. L’ingresso, sul lato Nord, era controllato da un ponte levatoio; una profonda fossa la difendeva dall’esterno.

I documenti attestano che nella fortezza, durante uno dei suoi soggiorni estivi il papa Paolo III, approvò verbalmente il progetto della Regola della Compagnia di Gesù, redatto da S. Ignazio di Loyola.

Perduta progressivamente nei secoli successivi la sua funzione difensiva, la Rocca alternò la funzione di caserma pontificia con quella di prigione e rimase come carcere fino al 1960.

Oggi, completate le operazioni di restauro e ceduta dal Demanio in proprietà al Comune di Tivoli, la Rocca può essere finalmente aperta per essere utilizzata come Museo e come sede di eventi ed attività culturali, valorizzata con un percorso museale, sintetico ma accurato, che illustra la storia della fortezza e dell’area limitrofa e ne rende viva la visita ai cittadini di Tivoli e ai turisti di tutto il mondo.

                                                                                                   Giuseppe Proietti  SINDACO DI TIVOLI

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In basso, alcuni dei circa cento pannelli che sono esposti nell’allestimento, insieme ad altro materiale documentario.

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Una poesia per ricordare il bombardamento su Tivoli del 26 maggio 1944

TIVOLI 26 maggio 1944

Lu sòle s’èra azzatu préstu quélla matina.

Tivuli mustréa tutta la bbellezza de ’na città piéna de stòria;

li munti tiburtini e le levéta ci facéanu da cornice.

Da Carciano se vedéa lu cuppuló.

Ognunu facéa li lavuri séi, alle cavi, alle cartère.

Chi all’ortu o a zappà la vigna.

Li reazzitti stéanu tutti a scòla.

Quanno tuttu ’nzemi sentèssimo li rioplani.

Azzèmmio l’ócchi p’avardà pell’aria: èranu americani.

’Ncuminciaru a bommardà !

Ma cómm ’n-zò alleati ? Dicéanu tutti scappènno.

Chi urléa, chi cerchéa li figghi e chi strilléa lu nóme della mógghie.

Tivuli bbèlla méa co’ ’n-attimu te ficeru deventà ’n-mucchiu de ruine.

’N-z-areconoscéa più gniènte ! Le gghiése, li palazzi, le stradi eranu sparite.

La guèra, brutta e maledètta, ha destruttu le bbellézze

che tuttu lu munnu ci ’mmidiéa.

L’anima d’ognunu èra ferita e di domannèmmio perché èra succéssu.

 Tanti furu li figghi de Tivuli che,

quillu ggiorno de maggiu, piinu de sòle,

pèrseru la vita.

                                                                                                             Maria Cerroni

 

(Maria Cerroni è allieva del corso di dialetto tiburtino tenuto dal prof. Franco Sciarretta presso la L.U.I.G. La poesia è stata letta dall’autrice nel corso della conferenza, organizzata dalla Società Tiburtina di Storia e d’Arte, tenuta dal prof. Alcibiade Boratto “Ricordi dei bombardamenti della seconda guerra mondiale” il giorno 10 maggio 2019 nelle Scuderie Estensi a Tivoli, riscuotendo un plauso unanime.)