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Il cosiddetto “Plutonium” a Villa Adriana

In occasione della  seconda campagna di indagini condotta in missione congiunta dalle Università di Oxford e Pavia presso Villa Adriana, le Villae, dirette da Andrea Bruciati, hanno promosso due importanti appuntamenti (dei quali non eravamo informati e per questo non abbiamo potuto avvertire sollecitamente i nostri iscritti. Ce ne scusiamo)
 – visita guidata sul sito del c.d. Plutonium, un’area di Villa Adriana solitamente chiusa al pubblico, il 12 Luglio 2019 alle 18.00 ;
 – presentazione dello scavo e delle prospettive future il 17 luglio alle ore 17.30 a Villa d’Este, introdotta da Benedetta Adembri e Andrea Bruciati e tenuta da Maria Elena Gorrini e Milena Melfi per il team di ricerca e dall’architetto Gilberto Montali dell’Università di Palermo, che ha collaborato ai rilievi del complesso.
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                Foto MiBAC
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dal sito “Digital Hadrian’s Villa Project”
The name “Plutonium,” or “Temple of Pluto,” was proposed in the 19C by Penna, undoubtedly because of the location near the so-called “Inferi.” The structure, function, and date of the building have not yet been determined. Salza Prina Ricotti notes that the presence of opus sectile floors shows that it was not a utilitarian building. She also records reports by Ligorio and Penna that columns were found here. In the absence of a monographic study, it is not possible to date or interpret the complex.
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Nell’area sudorientale di Villa Adriana, residenza costruita tra il 118 e 138 d.C. dall’imperatore Adriano nei pressi di Tivoli (Roma), su un pianoro rialzato e relativamente isolato dei 120 ettari che ne costituivano l’estensione, sorge il cosiddetto Plutonium o tempio di Pluto, signore degli inferi. In quell’area, dal luglio 2018, un team di archeologi dell’Università di Pavia e di Oxford, in collaborazione con la British School di Roma e il Geophysic Lab dell’Università di Camerino, ha avviato una serie di scavi e indagini, tra cui prospezioni geofisiche, per chiarire il ruolo e il funzionamento dell’edificio identificato dal XVI secolo come accesso all’oltretomba.

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Le conferenze della Società Tiburtina per settembre-dicembre 2019

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Queste le conferenze in preparazione per settembre-dicembre 2019

Venerdì 13 settembre 2019, ore 17,30: Prof. Marcello Orlandi: “La pittura medievale nella Valle dell’Aniene. Iconografia e Iconologia”.  Museo della città.

Venerdì 20 settembre 2019, ore 17,30: prof. Francesco Ferruti: “Camillo Pierattini (1911-1994) e la Deposizione di Tivoli: il punto sugli studi trentasei anni dopo”. Museo della città.

Venerdì 27 settembre 2019, ore 17,30: prof.ssa Anna Maria Panattoni. In vino veritas. Mito, letteratura e tradizione”. Museo della città.

Venerdì 13 dicembre 2019, ore 17, 30: presentazione del novantaduesimo volume degli ATTI E MEMORIE. Scuderie Estensi.

Conferenza nel Centro Agroalimentare di Roma

La celiachia già 2000 anni fa.

 

Celiachia, 2000 anni fa. Il giallo della morte per malnutrizione di una giovane donna vissuta due millenni fa  in una famiglia agiata lo hanno risolto gli scienziati del “Centro di antropologia molecolare per lo studio del dna antico” dell’università di Tor Vergata “interrogando” le ossa. In un frammento e in un dente hanno scovato le prove scientifiche del primo caso di celiachia noto: il dna estrapolato dal collagene, infatti, ha rivelato la presenza dei marcatori genetici che predispongono alla patologia.

La conferma che l’intolleranza al glutine non è una malattia moderna ma che probabilmente “ha camminato con gli umani per un lungo tratto della loro storia, forse da quando è stato introdotto il frumento nell’alimentazione”.

Questo è il “Caso di Cosa”, l’antica città romana sul promontorio di Ansedonia, in Toscana, dove è stata trovata la sepoltura: i resti ossei di una ragazza di 19-20 anni evidentemente denutrita accanto ad un ricco corredo di gioielli, segno di una vita da benestante. Il cibo, insomma, non le mancava.

I risultati finali dello studio, che ha fatto luce su un caso medico a distanza di duemila anni, sono stati illustrati durante il convegno promosso dal Centro agroalimentare di Roma e dalla Soprintendenza archeologica per l’Area metropolitana su “Produzione e commercio alimentare nell’Impero Romano: agricoltura, mercati, strade, culti”.

Per il “Caso di Cosa” è stato come trasportare indietro nel tempo di venti secoli strumenti e conoscenze scientifiche d’avanguardia per arrivare a una archeo-diagnosi.

A spiegare come uno scheletro sia “uno straordinario archivio di informazioni sulle popolazioni del passato remoto”, come persino il tartaro dentario sia una sorta di “cassaforte” delle abitudini alimentari in grado di consegnare agli scienziati-detective delle ossa, anche dopo migliaia di anni, residui di placca batterica (“e per fortuna in epoca romana non si faceva la pulizia dei denti”), come il tipo di dieta lasci una “firma” biochimica precisa attraverso il rapporto tra azoto e carbonio presente nei resti ossei e come si sia arrivati a chiudere il cerchio intorno al “Caso di Cosa” è stata Cristina Martinez Labarga, professoressa del dipartimento di Biologia dell’università Tor Vergata, antropologa forense, una delle massime esperte nelle indagini sugli scheletri umani di antiche sepolture.
è uno staff di archeo-antropologi molecolari, coordinati dalla professoressa Labarga, a interrogare le ossa con le tecniche più all’avanguardia. Un laboratorio nel laboratorio istituito nel 1996.

Campo d’azione: l’estrazione e l’analisi di antiche biomolecole da campioni storici, archeologici e paleontologici. Che si tratti di mappe genetiche di alcuni dei primi agricoltori dell’Africa o, più vicino a casa, di indagini dietetiche sugli antichi romani. Così come sul “Caso di Cosa”. “I risultati dei test – ha detto a Nature Gabriele Scorrano, che ha condotto lo studio – hanno evidenziato nel suo Dna la presenza di due copie di una variante del gene del sistema immunitario associata alla grave reazione autoimmune al glutine nel rivestimento intestinale. Se avesse escluso i cereali dalla sua dieta non avrebbe avuto questi problemi”.

Le condizioni dello scheletro “hanno rivelato segni di una malnutrizione avanzata dovuta al malassorbimento dei nutrienti – spiega Labarga -, probabilmente fatale: anemia, ipoplasia dello smalto, bassa statura (alta solo un metro e 40), osteoporosi. L’alimentazione dei ricchi dell’epoca prevedeva grandi quantità di cereali, prodotti pericolosi per i celiaci. Ma è stato lo studio biomolecolare a dare le risposte che cercavamo: nella ragazza abbiamo trovato i marcatoti genetici della celiachia. Il che non significa che chi li possiede è necessariamente celiaco, ma che semplicemente ha la predisposizione. La ragazza di Cosa ce l’aveva”.
La giornata di studio dedicata a “Produzione e commercio alimentare nell’Impero Romano” ha avuto un preciso punto di partenza. “Si è preso spunto – ha spiegato l’archeologo Zaccaria Mari, funzionario di zona della Soprintendenza e consigliere della Società Tiburtina di Storia e d’Arte – dal rinvenimento all’interno dell’area del Car di villae rusticae di epoca romana, collegate sia alla via Tiburtina sia al fiume Aniene (utilizzato in antico come via d’acqua). In un quadro di riferimento più ampio che abbraccia anche Roma e Ostia, abbiamo voluto illustrare al grande pubblico la vocazione agricolo-produttiva del territorio di riferimento in epoca classica e focalizzare le importanti eredità del passato rispetto all’oggi”.

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Un eccezionale reperto in consegna permanente a Villa d’Este. La cronaca e le foto.

 

Due, una sola: Arianna
Evento
Villa d’Este
Lunedì, 15 luglio
ore 17.30

L’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este – Villae comunica che lunedì 15 luglio 2019 alle ore 17.30 nel chiostro di Villa d’Este, alla presenza del direttore Andrea Bruciati, si celebra la cerimonia di consegna permanente di un’opera di importantissimo valore storico, artistico e culturale di II sec. d.C., un coperchio di sarcofago del tipo a kline (a forma di letto) in marmo di Luni,con defunta semisdraiata raffigurata nel sonno eterno secondo lo schema dell’Arianna dormiente.
Oggetto di scavo clandestino nei dintorni di Roma, il pezzo è uscito illegalmente dal territorio italiano ed è stato acquistato sul mercato internazionale per 4,5 milioni di dollari. Recuperato con l’operazione Bella Addormentata, in collaborazione investigativa tra i carabinieri del TPC (Tutela Patrimonio Culturale ) e l’Homeland Security Investigation – Immigration and Customs Enforcement (agenzia federale statunitense), è stato formalmente restituito all’Italia nel 2015.
“La figura della defunta, semidistesa, con gli occhi chiusi e un’espressione serena – commenta la dott.ssa Benedetta Adembri, funzionario archeologo delle Villae – è colta nella quiete della morte, quasi come se dormisse. L’atmosfera sospesa che emana dalla scultura, sottolineata da un molle abbandono che sembra esprimere la sensazione di attesa del risveglio, deriva dall’utilizzo di uno schema compositivo che permette la trasposizione dell’evento reale sul piano mitico: il soggetto è infatti ritratto nella posa di
Arianna, personaggio raffigurato anche in alcuni rilievi provenienti da Villa Adriana.”
“Il soggetto – prosegue il direttore delle Villae Andrea Bruciati – rappresenta un paradigma: la defunta raffigurata come Arianna, abbandonata durante il sonno nell’isola di Nasso da Teseo, cui aveva prestato il proprio aiuto contro il Minotauro, acquisisce uno status in qualche modo divino e la possibilità di una nuova vita nei Campi Elisi. L’opera scioglie nel sonno di Arianna gli aspetti più dolorosi della morte, trascinando nella dimensione del mito, con la sua densità di significati, l’esperienza umana.”
Nella logica del progetto Eva vs Eva, l’adozione di Arianna rappresenta inoltre un’azione estremamente importante perché convalida il dialogo silenzioso e complice fra due
statue femminili, la cosiddetta Venere dormiente della fontana del chiostro e la stessa Arianna, rispecchiate nella medesima iconografia. La simmetria spaziale fra le interlocutrici e il nuovo asse visivo ridefiniscono così da un punto di vista museografico il chiostro della Villa, che assurge ora a dispositivo focale dal grande interesse antiquario e botanico, divenendo snodo primario del rinnovato percorso di visita.
Info:
benedetta.adembri@beniculturali.it
va@beniculturali.it
Ingresso libero, sino ad esaurimento posti

 

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LA CRONACA DELLA CERIMONIA

(testo e foto dalla pagina Facebook del NOTIZIARIO TIBURTINO. Le foto sono state scattate dalla prof.ssa Anna Maria Panattoni)

 

Villa d’Este – Da stasera 15 luglio 2019 ufficialmente entra a buon diritto nell’allestimento museale del Chiostro della residenza del Cardinale Ippolito II il coperchio di sarcofago in marmo di Luni (II sec. d.C.) recuperato dal Comando Tutela Patrimonio Culturale dell’Arma dei Carabinieri con la collaborazione investigativa dell’Homeland Security Investigation – Immigration and Customs Enforcement, agenzia federale statunitense.
Oggetto di scavo clandestino nei dintorni di Roma, il reperto era uscito illegalmente dal territorio italiano ed era stato acquistato sul mercato internazionale per 4,5 milioni di dollari. Recuperato con l’operazione “Bella addormentata” è stato formalmente restituito all’Italia nel 2015 ed è giunto cinque giorni fa a Tivoli per essere collocato, come in antico, in uno dei più bei contenitori d’Arte qual è la Villa d’Este.
Ora dialoga virtualmente con l’altra figura femminile posizionata nel Chiostro.

Soddisfazione è stata espressa dal Generale di Brigata Fabrizio Parrulli, comandante del Reparto TPC dei Carabinieri che ha ricordato anche i 50 anni del prezioso Impegno dell’Arma nel recupero delle opere d’arte, e dal Direttore dell’Istituto autonomo VA- VE, dott. Andrea Bruciati, pronto a rivisitare, anche dal punto di vista della collocazione delle essenze vegetali, l’assetto del Chiostro della dimora estense.

Conferenza_Orlandi_13_settembre_2019

Conferenza del dott. Marcello Orlandi: La pittura medievale nella Valle dell’Aniene, venerdì 13 settembre 2019

Nell’ampio bacino della Valle dell’Aniene viene ad evolversi, nel lungo periodo del Medioevo (476-1492), un’arte pittorica influenzata dalla presenza di diocesi ed abazie, da pontefici che dalla contigua Roma elargiscono al Territorio beni e protezioni. Nel periodo finale, caratterizzato dal sorgere delle Commende e da Baronie, ancora feudali, la pittura viene promossa anche da mecenati che promuovono un’arte di transizione che si avvale anche di pittori locali. Un’arte che declina in forme meno rappresentative e che segnano in questa fase di transizione l’affermazione del Rinascimento. La ricca documentazione iconografica che verrà presentata si sofferma sulle presenze pittoriche che dalle sorgenti dell’Aniene giungono sino ai piedi della città di Tivoli mediante correnti pittoriche di molteplice provenienza.

Conferenza_Orlandi_13_settembre_2019

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6 incontro - Tradizioni e feste tiburtine REV (20-06-2019)

Le risultanze dell’incontro sul tema “Tradizioni e feste tiburtine”, tenutosi giovedì 20 giugno 2019 a Tivoli.

Il consocio ing. Gianni Andrei, ha promosso per giovedì 20 giugno 2019 a Tivoli questo interessante incontro sul tema “Tradizioni e feste tiburtine”.

6 incontro - Tradizioni e feste tiburtine REV (20-06-2019)Ecco la relazione sull’incontro , promosso dal consocio ing. Gianni Andrei:

«In attesa del solstizio d’estate 2019, si è appunto svolto a Tivoli il 6° incontro de “Il Caffè Culturale” su una tematica molto sentita e certamente appassionante: «Tradizioni e feste tiburtine: quali sono, come viverle e come poterle rinvigorire».
Intensa e coinvolgente, come al solito, è stata la partecipazione degli “Operatori per il bello”, donnee uomini determinati a migliorare la qualità socio-culturale, ed anche turistico-economica, della nostra amata Città.
Innanzitutto si sono passate in rassegna e descritte tutte le FESTE e gli EVENTI della TRADIZIONE di TIVOLI (come erano una volta e come ora sono), ben distinguendo quelle che possono essere di richiamo nazionale e internazionale dagli altri eventi che invece fanno parte solamente della nostra intima tradizione.
Ne è risultato il seguente elenco cronologico annuale dove, evidenziati “in maiuscolo”, sono riportati i “contenitori” che hanno le caratteristiche di unicità e di possibile richiamo “esterno”:
Periodo della Befana (tradizioni religiose e familiari, con usanze e prodotti tipici)

Il CARNEVALE (dal 17 gennaio al martedì grasso, con la sfilata dei carri allegorici e gruppi
mascherati, con i concorsi per bambini e le tradizionali feste danzanti)

S. Antonio e la benedizione degli animali (17 gennaio)

FIERA DI S. GIUSEPPE (innanzitutto tradizionale)

S. Pasqua (prodotti tipici, usanze e tradizioni religiose, come la suggestiva “Processione del
Venerdì Santo” e la “sacra rappresentazione vivente della Passione”)

NATALE DI TIVOLI (dal 5 aprile al 25 maggio)

Processione dell’ingresso in Città della B. Vergine di Quintiliolo con lo “Sparo di Maggio”
e l’Infiorata di Via Maggiore

Anniversario del bombardamento della Città (26 maggio)

Processione del Corpus Domini

Festa di San Giovanni tiburtino (24 giugno)

Festa di San Lorenzo (10 agosto), santo patrono

INCHINATA (14-15 agosto)

SAGRA DEL PIZZUTELLO

“Immacolata” (8 dicembre, con il tradizionale omaggio del Comune in Duomo, per il
miracolo che preservò Tivoli della peste nel 1656)

Il S. Natale a Tivoli (prodotti tipici, usanze e tradizioni religiose e familiari, come i Presepi
viventi e artistici, la “Messa di mezzanotte” e il “Te Deum”)

Risultano quindi, secondo gli “Operatori per il bello”, ben 5 contenitori importanti, che hanno un peculiare carattere di “unicità” e di “attrattività” turistico-culturale, da rilanciare a livello nazionale e internazionale. Forse basterebbe puntare con determinazione almeno su un paio di questi (Carnevale e Sagra del Pizzutello). Si è di conseguenza unanimemente convenuto che non servono altri “contenitori innovativi” (che tutt’al più possono essere inseriti nei 5 “importanti” già esistenti) e che alcune altre feste e sagre sono a carattere locale “rionale e folkloristico”, comunque da sostenere.
A fondamento di queste convinzioni, si è fatto rilevare che altre Città italiane si distinguono per un solo grande evento che le rende celebri in Italia e nel mondo e che richiama un grande interesse turistico-culturale (come, ad esempio: Viareggio e il Carnevale, L’Aquila e la Perdonanza celestiniana, Spoleto e il Festival dei Due Mondi, ecc.).
Capitolo a sé rappresentano possibili singoli eventi “di richiamo internazionale” artistici, musicali, pittorici, scientifici, ecc. (come “premi” e “concorsi”), che però dovranno avere carattere di periodicità (annuale o pluriennale) e non occasionale estemporaneo. Se ne parlerà in modo più approfondito e concreto in altro incontro “dedicato”.
Agevolmente è stato poi affrontato, seppur superficialmente, il tema dei prodotti tipici “distintivi” tiburtini, e cioè l’OLIO e il PIZZUTELLO, insieme alla tipicità del paesaggio e dell’ambiente.
Appropriata è risultata la lettura di un brano sulle uve tiburtine di Sante Viola, storico tiburtino della fine del Settecento, che di seguito si riporta:
«Giace questa città nelle prossime colline al greco di levante di Roma, da cui è distante diciotto miglia, e nello stesso grado 42°di latitudine settentrionale ed a 30 di longitudine. È la medesima collegata sulle sponde dell’Aniene, e propriamente ove, dopo il corso di 40 miglia, viene questo fiume a formare colla mola delle sue acque, quella caduta da tutti gli scrittori ammirata, da tutti i viaggiatori ammirata. In si fatta posizione i suoi contorni, a chi da Roma a questa volta si porta, presentano una prospettiva di un ampio anfiteatro apparentemente delineato dalla catena quasi semicircolare de monti che la circondano a mezzodì, a settentrione, ed all’oriente, ed in mezzo di essa vedasi la città stessa in declivio, e quasi giacente e perciò Orazio la chiamò supina: Tibur supinum. La bontà però singolare del territorio di Tivoli può ravvisarsi ulteriormente nelle due speci di uva chiamata “pizzutello” e “pergolese”. Credo su tale articolo di non esser troppo ardito se con
franchezza asserisco che queste qualità di produzione formano nella classe dei vegetabili un ramo esclusivo e privativo del suddetto territorio. Ove gli inverni sono più tiepidi, ed ove il venticello più mite rattempera gli odori della canicola e la ferocia del sole. Da questa salubrità dell’atmosfera di Tivoli dovrà ripetersi la singolar prerogativa da poeti segnatamente decantata, di purgare, sbianchire e conservare lo avorio».
Si è passati, infine, a delineare PROGETTI E AZIONI CONCRETE, in attesa di conoscere quale
sarà l’interlocutore giusto della nuova Amministrazione Comunale e quali potranno essere altre iniziative pubbliche (da parte di Fondazioni e Comitati, nascenti e annunciati).
Occorrerà sollecitare e coinvolgere il Comune, la Curia Vescovile e la direzione di VILLAE, per gli aspetti di competenza nelle varie Feste ed Eventi, e specialmente per i 5 eventi “importanti”, nonché le Associazioni culturali esistenti (la maggior parte delle quali, purtroppo, opera unilateralmente, senza interagire con altre e sovente con dannose sovrapposizioni), gli artisti, gli operatori del turismo, dell’accoglienza e del commercio. Insomma, bisogna creare un network di confronto e di azione tra tutti gli stakeholders, tra tutti gli interessati istituzionali, associativi e privati.
A questo scopo, il Caffè Culturale ritiene di essere un possibile “intermediatore” culturale tra la comunità e l’amministrazione comunale, in particolare per rinvigorire la nostra identità storica e per contribuire ad investire nel rilancio turistico-culturale di qualità.
Per quanto riguarda i progetti, sono stati ribaditi quelli già indicati ma non dettagliati nei precedenti incontri, e cioè:
– ESPOSIZIONE “virtuale” permanente (video-musicale, su CD-Rom) di grandi opere
pittoriche di artisti del Grand Tour su Tivoli, accompagnata in sottofondo da brani musicali e
letterari dell’epoca (da realizzare e presentare in luogo da definire)
– FESTIVAL DELLE ARTI (a cadenza annuale)
– CONCORSO INTERNAZIONALE DI PITTURA (a cadenza annuale, con apposito
bando)
– Premio annuale “Io voglio Tivoli sempre PIU’ bella”, a costo zero, da assegnare per il
miglior ornamento floreale e per l’abbellimento e cura dell’esterno di palazzi, negozi e
abitazioni, nonché per l’adozione e miglioramento di un tratto di strada, di un’aiuola o di uno
spazio antistante esercizi commerciali e condomini. Da lanciare a fine estate 2019.
– Campagna virale «Mettete dei fiori sui vostri balconi o finestra e terrazzo, ovunque abitate!
Diventiamo tutti “Operatori per il bello!», a costo zero, lanciata all’inizio della primavera
2019 e rivolta a tutti gli abitanti di Tivoli, che ha contribuito ad un multicolore abbellimento floreale di diversi angoli del Centro Storico e di altri quartieri della Città. Da rilanciare in autunno prossimo.
I proponenti ideatori di tali progetti ed iniziative (o di altre possibili ma non ancora proposte) sono invitati a compilare al più presto una sintetica scheda per proposta progetto (in allegato), con il nome e l’essenza del progetto, i soggetti istituzionali e/o privati da coinvolgere, le possibili date di svolgimento e i tempi di organizzazione/realizzazione, la sostenibilità economica e le eventuali necessità finanziarie.
A tal proposito, dovremo creare una “task-force dedicata” sia per la verifica della sostenibilità di iniziative e premi che per potersi relazionare, a settembre, con l’Amministrazione comunale.
Si ricorda agli “Operatori per il Bello” e a tutti coloro che ci seguono di comunicare eventuali eventi artistico-culturali, personali o associativi, in modo che tutti possano essere informati e possano partecipare, sostenere e diffondere tali manifestazioni (la mailing list de “Il Caffè Culturale” e il Gruppo Facebook “TIVOLI: insieme per un nuovo rinascimento della Città” sono a disposizione!).
Forte è l’augurio a tutte e tutti di trascorrere un sereno e rilassante periodo di ferie estive.
Gianni Andrei»
VAI ALLA SCHEDA PER PROPOSTA PROGETTO

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Grande affluenza alla visita guidata al cantiere di restauro del Mausoleo dei Plauzi, sabato 15 giugno 2019, ore 18:00

Un’opportunità unica per visitare il cantiere di restauro del Mausoleo dei Plauzi a ponte Lucano! Chiederemo che, col procedere dei lavori, l’iniziativa venga ripetuta!

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CLICCARE SULLE FOTO PER INGRANDIRLE

Con rara competenza il dott. Zaccaria Mari, consigliere della Società Tiburtina di Storia e d’Arte, ha illustrato innanzitutto la zona in cui sorge il complesso monumentale Ponte Lucano-Sepolcro dei Plauzi; poi ha parlato del Mausoleo, soffermandosi sulla storia del monumento, le nuove scoperte effettuate e il programma dei lavori di restauro.

Al termine la sig.ra Luisa Galeone ha letto questo suo breve componimento, scritto nel 2013, che è stato particolarmente apprezzato da tutti i presenti, riscuotendo un caloroso applauso:

 

MAUSOLEO DEI PLAUZI

 

Una torretta eretta a sepolcro

Da chi in quel fortino

Aveva immortalato

I propri cari.

 

Silenzioso e imponente

È arrivato a noi

Per essere condannato

Al fango.

 

E limitato da un muro di cemento

Che racchiude

Le ferite del tempo.

 

Ma tu

Che non temi la morte

Ci dimostri

Che l’inedia umana

Non conosce età e confini.

   

Presenti, tra il folto pubblico di soci e appassionati, il sindaco di Tivoli dott. Giuseppe Proietti, consigliere onorario della Società Tiburtina, il prof. Roberto Borgia, vicepresidente della stessa e i consiglieri prof. Pietro Candido, avv. Massimo Ferrari e prof. Adriano Genga.

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Queste le toccanti parole che il consocio ing. Gianni Andrei ha voluto scrivere dopo la visita:

«UNA RINNOVATA EMOZIONE

Ieri pomeriggio la Società Tiburtina di Storia e d’Arte ha proposto una fondamentale “visita guidata” nel cantiere di restauro del Mausoleo dei Plautii, dove la storia e l’archeologia si sono rianimate nel paesaggio fluviale e, direi, monumentale dell’Aniene, che qui scorre placido e silenzioso dopo il fragoroso salto dalla rupe tiburtina.

Tanti i presenti, tra cultori e appassionati di Tivoli e “curiosi” assetati di conoscenza e di curiosità. È questo un buon segno, comunque. Grazie a loro, la speranza che Tivoli risplenda è concreta.

Gli eminenti studiosi della Soprintendenza, Anna Paola Briganti e Zaccaria Mari (che sono tra i dirigenti dell’imponente restauro) con grande perizia, competenza e passione hanno saputo trasportare i presenti in un’atmosfera affascinante del passato, non mancando di farci virtualmente penetrare nelle viscere del grande mausoleo, probabile modello del mausoleo di Adriano, oggi Castel Sant’Angelo.

Insomma, ci si è agevolmente ritrovati secoli addietro, viandanti che attraversano Ponte Lucano e si soffermano nello stupore della solennità del Mausoleo e dell’ambiente.

Molte le belle e care persone che ho qui incontrato, tra cui il prof. Roberto Borgia, vice Presidente della Società Tiburtina di Storia e d’Arte, altri Consiglieri della Società, e poi, il sorriso della dott.ssa Valentina Cipollari e di altre amiche ed amici (impossibile nominarvi tutte e tutti).

Un gran bel pomeriggio culturale, al di là della retorica e della “superbia”!

                                                                                                                                                                                      Gianni»

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La voce sul tiburtino Gino Tani nel “Dizionario Biografico degli Italiani”

Ai consoci,

  con profonda soddisfazione partecipo a tutti i consoci che nel vol. 94° del “Dizionario biografico degli Italiani”, presentato da pochi giorni dall’Istituto della Enciclopedia Italiana, è presente alle pp.819 – 821, una dettagliata e puntuale “voce” dedicata al nostro concittadino Gino Tani (Tivoli 31 maggio 1901 – Roma 4 aprile 1987). La curatrice Ilaria Sainato commette un solo errore, purtroppo non nuovo:  sostiene abbia  compiuto gli studi classici presso il Convitto nazionale “Amedeo di Savoia” mentre in realtà l’istituto scolastico era situato nello stesso edificio demaniale, del tutto autonomo.

   Viene segnalato che “nel 1924 compare assieme al padre Enrico fra i membri della recentemente costituita Società tiburtina di storia e d’arte, per la quale scrisse alcune fra le sue prime pubblicazioni”. La Sainato ripercorre la carriera professionale, scientifica e pubblicistica di Tani, culminata nell’opera Storia della danza dalle origini ai nostri giorni, Firenze, 1983. Nella bibliografia sono indicati i 3 saggi presentati tra il 1929 ed il 1934, guidato dal fondatore del nostro sodalizio,cui fu particolarmente vicino. Un quarto lavoro , di ben 42 pagine, dedicato ad uno dei suoi maestri, Filippo Guglielmi, arricchisce il vol. XXV dei nostri “Atti”.

   Tani riposa in una tomba, posta nel viale principale del nostro cimitero.

                                                                                                                                  VINCENZO G. PACIFICI

                                                                                                                             (Presidente della STSA)

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Questo il necrologio su Gino Tani pubblicato sugli ATTI E MEMORIE, vol. LXII (1989), pag. 317-318.

IN RICORDO DI GINO TANI
(1901-1987)
Uno spirito vivace, una mente aperta, esperto musicologo, storico e critico della danza e della musica, sono gli aspetti umani e culturali che hanno caratterizzato il tiburtino prof. Gino Tani, collaboratore della presente rivista, che è scomparso a Roma il4 aprile 1987, all’età di 86 anni.
Era nato a Tivoli il 31 maggio 1901 e qui compi gli studi classici: frequentò gli studi giuridici, poi si laureò a Roma in lettere e filosofia. Contemporaneamente, a Tivoli, studiò pianoforte e armonia con Filippo Guglielmi e musicologia con Giuseppe Radiciotti. Nel 1930 iniziò la carriera didattica e passò successivamente all’insegnamento letterario, prestato nella scuola media e al Conservatorio di S. Cecilia, a quello musicale presso la Scuola di Perfezionamento del Teatro dell’Opera, dove tenne corsi di storia del teatro lirico dal 1940 al 1946. Passò poi all’Accademia Nazionale di Danza, dove occupò la cattedra di storia della danza, e infine all’Accademia di Belle Arti di Roma per l’insegnamento di storia del teatro (lirico, drammatico e ballettistico) fino al 1957.
In questa attività didattica mostrava una predilezione per il balletto e una profonda ammirazione per gli straordinari progressi fatti dalla scuola russa in questo campo, né mancava di sottolineare, in ogni occasione, il grande contributo dato al fiorire di quella scuola da molti esponenti italiani.
La sua passione per il balletto non gli impedì di comprendere il valore di novità e di allargamento del patrimonio coreutico rappresentato dalla modern dance americana.
All’attività didattica si aggiungeva la collaborazione a varie riviste e quotidiani, soprattutto al Giornale d’Italia, al Tevere e, dal 1939 per oltre quarant’anni, al Messaggero; quale critico della danza.
Fu inoltre collaboratore dell’Enciclopedia dello”Spettacolo, fondata da Silvio D’Amico: fin dal primo volume fu consulente per la sezione Musica e Danza, poi, dal quinto
volume, diresse la sezione Danza, alla quale ha dato gran parte delle voci generali e quasi tutte quelle biografiche riguardanti il balletto italiano.
Nel I Congresso Internazionale dei critici di danza, tenutosi a Nervi nel 1960, era stato eletto presidente della Association Internationale des Critiques de la Danse.
Tra le opere specifiche ha pubblicato Il balletto in Italia e i Cinquantanni di opera e di balletto (Roma 1954). Instancabile ricercatore aveva concluso nel 1983 una amplissima
Storia Universale della Danza, uscita per i tipi della casa editrice Holsky. Negli ultimi anni della vita aveva condotto a termine una monumentale Storia del Balletto, in attesa di pubblicazione.
L’intensa attività romana non gli aveva fatto rallentare  i suoi rapporti con l’amata Tivoli, dove tornava spesso per un vivificatore approdo alle origini, intrattenendosi con i comuni amici della sua fanciullezza. Fu in una di quelle occasioni, nei fervidi anni della ripresa dell’attività della Società Tiburtina di Storia ed Arte, che ebbi occasione di conoscerlo, io giovane segretario del sodalizio, attraverso le comuni conoscenze del presidente Gustavo Coccanari e dell’economo Antonio Parmegiani. Egli appariva nel vigore della piena maturità che si manifestava attraverso una vivacità e un’acutezza d’ingegno, un’innata signorilità di modi, impreziosita dai contatti quotidiani e dalla versatilità di scrittore e di critico d’arte. Fu allora che maturò l’impegno di pubblicare un saggio per onorare la memoria di Filippo Guglielmi, il suo maestro, già a suo tempo compilato e poi accantonato. Il lavoro subi una profonda revisione e, in breve tempo, fu pubblicato nel 1952, nel XXV volume degli «Atti e Memorie», il secondo della ripresa dopo l’interruzione della guerra.
Il lettore che intendesse ripercorrere oggi, attraverso la prosa di questo saggio, troverebbe in sintesi gli elementi caratteristici dell’uomo: il rigore del critico, la struggente malinconia
per la sorte sfortunata di Guglielmi e la profonda nostalgia per le comuni aspirazioni vissute a Tivoli, in un variegato quadretto idilliaco fatto di impegni quotidiani.
La scomparsa di Gino Tani, per i meriti da lui acquisiti nel campo culturale, nel settore storico e critico della danza e della musica, ha rappresentato una perdita incolmabile per Tivoli. La Società Tiburtina, che ne piange la perdita, attraverso il presente ricordo intende additarlo alle giovani generazioni.
                                                                                                                                                    RENZO MOSTI

Villa d'Este, il cortile, anno 1950.

Le Ville di Tivoli: ingresso gratuito tutti i primi lunedì del mese da maggio fino a dicembre per tutti, mentre rimane l’ingresso gratuito per tutto l’anno per i cittadini di Tivoli e dei comuni limitrofi

Sono numerose, nel corso del 2019, le giornate ad ingresso gratuito, volute dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Oltre alle prime domeniche del mese da ottobre a marzo e alla Settimana dei Musei, l’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este –Villae promuove e favorisce l’ingresso gratuito tutti i primi lunedì del mese da maggio a dicembre per tutti.

“Il libero accesso ai siti culturali – afferma il direttore delle Villae, AndreaBruciati– è una misura necessaria per consentire una fruizione diffusadel patrimonio. Garantire tutte le fasce della popolazione, attraverso le gratuità, ma soprattutto grazie a una politica di accessibilità intesa in senso ampio, è una precisa e determinante scelta del nostro Istituto. Le Villae, fuse nel loro contesto ambientale, regalano inoltre un’esperienza emozionale oltre che culturale unica nel suo genere. In questa ottica, incentivare l’accesso nei giorni di minore flusso, quando maggiore è la tranquillità e il piacere di godere questi luoghi eccezionali, mi è sembrata l’opzione migliore da offrire”.

Nelle Villae, infine, si intensifica l’iniziativa relativa all’ingresso gratuito ogni lunedì, per tutto l’anno, riservato ai cittadini di Tivoli e dei comuni limitrofi (Castel Madama, Guidonia Montecelio, Marcellina, San Polo dei Cavalieri, San Gregorio da Sassola, Vicovaro, ad eccezione di Roma), per favorire un dialogo continuativo​con il territorio, volto ad una riappropriazione identitaria dei luoghi della cultura da parte della popolazione.

Informazioni:

www.villaadriana.beniculturali.it

va-ve@beniculturali.it